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Mostra fotografica “Eyes Wide Shut” a Forlì

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Mostra fotografica "Eyes Wide Shut" a Forlì

Il 29 Gennaio 2017, alle ore 19.00, inaugurerà la mostra fotografica “Eyes Wide Shut” a Forlì!

La sede della mostra sarà il Cosmonauta, dove una selezione di fotografie dal mio reportage de “Il Ballo del Doge” sarà esposta.

L’evento Facebook è raggiungibile qui: www.facebook.com/events/154897478333097

Ci vediamo lì!

Mostra fotografica "Eyes Wide Shut" a Forlì

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Written by filippo

21 January 2017 at 9:27 am

Il Ballo del Doge su TPI

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Il mio servizio fotografico su “Il Ballo del Doge” è su The Post Internazionale, a questo link:
Il Ballo del Doge a Venezia.

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Il mio servizio fotografico su "Il Ballo del Doge" è su The Post Internazionale

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Written by filippo

11 February 2016 at 4:03 pm

Ballo del Doge, Venezia

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“Il Ballo del Doge”
(6 Febbraio 2016, Venezia)

Il Carnevale di Venezia è uno dei più conosciuti e apprezzati al mondo. La prima testimonianza risale al 1904, per la precisione a un documento del Doge Vitale Falier, in cui si parla per la prima volta di divertimenti pubblici legati al Carnevale.

L’istituzione del Carnevale viene attribuita alla necessità della Serenissima di concedere alla popolazione, soprattutto ai ceti sociali più umili, un periodo dedicato al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e gli stranieri si riversavano nella città per far festa con musiche e balli. L’utilizzo di maschere e di costumi garantiva l’anonimato, che consentiva di livellare le divisioni sociali.

Il 6 febbraio 2016 si è svolta la 23esima edizione de “Il Ballo del Doge” nel palazzo storico Pisani Moretta, lungo il Canal Grande. Si tratta di uno degli eventi più famosi ed esclusivi della città, che attira ogni anno ospiti da tutto il mondo. I biglietti per accedere alla cena e allo spettacolo successivo costavano fra gli 800 e i 2.000 euro.

Ogni edizione porta con sé un nuovo tema, con costumi e allestimenti originali: quest’anno “Il Ballo del Doge” ha portato in scena “The Secret Gardens of Dreams: Oniricum, Immaginarium, Desiderium”, che si lega al Giardino dell’Eden. Al piano terra Oniricum, il Giardino dell’Eden, al primo piano Immaginarium, il Giardino dei Ricordi, al secondo piano Desiderium, il Giardino dei Sogni Proibiti.

L’evento è organizzato dall’Atelier Antonia Sautter, che ha disegnato anche i costumi indossati dagli ospiti.
Antonia Sautter, stilista e imprenditrice veneziana, è nota per la creazione di costumi storici che vanno dal 17esimo secolo fino ai primi del 1900. Nel 1994 ha creato “Il Ballo del Doge”, idea nata durante la collaborazione con Terry Jones, storico membro dei Monty Python, a un documentario della BBC sulle Crociate.
Nel 1999 ha collaborato con Stanley Kubrick per la creazione di alcune delle maschere usate nel film Eyes Wide Shut.

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Written by filippo

9 February 2016 at 1:56 pm

La Biennale di Venezia

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La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

La Biennale di Venezia, Liu Ruo Wang, Friendship Project

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

Venezia, Giardino delle Vergini, Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura

La Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia

La Biennale di Venezia

Venezia

Venezia

Venezia, grandi navi

Venezia, grandi navi

Venezia, Caffe Aurora

Venezia, Caffe Aurora

Venezia, Caffe Florian

Venezia, Caffe Florian

Venezia, Caffe Florian

Venezia, Caffe Florian

Venezia

Venezia

Venezia

Venezia

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Written by filippo

19 October 2015 at 10:40 pm

Irving Penn, Resonance, Venezia

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Irving Penn, Resonance, Venezia

Irving Penn, Truman Capote

IRVING PENN, RESONANCE
13 aprile – 31 dicembre 2014

Palazzo Grassi – Venezia
Campo San Samuele, 3231

(come arrivarci)

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A partire dal 13 aprile 2014, palazzo Grassi presenta “Irving Penn, Resonance”, la prima grande esposizione dedicata al fotografo americano Irving Penn (1917-2009) in Italia. L’esposizione, curata da Pierre Apraxine e Matthieu Humery, presenta al secondo piano di palazzo Grassi 130 fotografie dalla fine degli anni ‘40 fino alla metà degli anni ‘80, e resterà aperta al pubblico fino al 31 dicembre 2014.

È la prima volta che l’istituzione palazzo Grassi – punta della Dogana – François Pinault Foundation presenta una mostra di fotografie dalla collezione, mostrando così un preciso impegno anche nei confronti di questo medium così importante nell’ambito della creazione artistica. Una parte di queste fotografie proviene dalla collezione di Kuniko Nomura, assemblata durante gli anni ottanta con l’aiuto di Irving Penn stesso. Il fotografo ha raccolto una selezione di opere che, secondo lui, è in grado di rappresentare una sintesi completa e coerente del suo lavoro.

L’esposizione riunisce 82 stampe al platino, 29 stampe ai sali d’ argento, 5 stampe dye-transfer a colori e 17 internegativi mai esposti prima d’ora. La mostra ripercorre i grandi temi cari a Irving Penn che, al di là della diversità dei soggetti, hanno in comune la capacità di cogliere l’effimero in tutte le sue sfaccettature.

Ne è un esempio la selezione di fotografie della serie dei “piccoli mestieri”, realizzata in Francia, negli Stati Uniti e in Inghilterra negli anni ‘50. Convinto che quelle attività fossero destinate a scomparire, Irving Penn ha immortalato nel suo studio venditori di giornali ambulanti, straccivendoli, spazzacamini e molti altri ancora, tutti in abiti da lavoro.

Allo stesso modo, i ritratti dei grandi protagonisti del mondo della pittura, del cinema e della letteratura realizzati dal 1950 al 1970 – tra cui Pablo Picasso, Truman Capote, Marcel Duchamp, Marlene Dietrich –, esposti accanto a fotografie etnografiche degli abitanti della repubblica di Dahomey (anni ’60), delle tribù della Nuova Guinea e del Marocco (anni ’60 e ’70), sottolineano con forza la labilità dell’esistenza dagli esseri umani, siano essi ricchi o indigenti, celebri o sconosciuti.

All’interno di questo percorso, che promuove il dialogo e le connessioni tra le opere di diversi periodi e differenti soggetti, lo still life svolge un ruolo di primissimo piano: in mostra sono raccolte fotografie realizzate dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’80 che presentano composizioni di mozziconi di sigarette, ceste di frutta, vanitas – assemblaggi di crani, ossa e altri oggetti – così come teschi di animali fotografati al museo di Storia Naturale a Praga nel 1986 per la serie “Cranium Architecture”.

Questo ampio panorama, in cui immagini poco conosciute affiancano pezzi iconici, offre una chiara testimonianza della particolare capacità di sintesi che caratterizza il lavoro di Irving Penn: nella sua visione, la modernità non si oppone necessariamente al passato, e il controllo assoluto di ogni fase della fotografia, dallo scatto alla stampa (alla quale dedica un’importanza e un’attenzione senza pari) permette di andare molto vicino alla verità delle cose e degli esseri viventi, in un continuo interrogarsi sul significato del tempo e su quello della vita e della sua fragilità.

Irving Penn, Resonance, Venezia

Irving Penn, Pablo Picasso

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Irving Penn è nato nel 1917 a Plainfield, New Jersey. Nel 1934 si iscrive alla Philadelphia Museum School of Industrial Art dove studia design con Alexey Brodovitch. Nel 1938 comincia la sua carriera professionale a New York come grafico – poi, dopo aver passato un anno in Messico a dipingere, torna a New York e inizia a lavorare per la rivista Vogue, dove Alexander Liberman è allora direttore artistico. Liberman incoraggia Penn a realizzare la sua prima fotografia a colori, uno still life che diventa la copertina di Vogue del 1 ottobre 1943, segnando l’inizio di una felice collaborazione con la rivista che durerà fino alla scomparsa del fotografo nel 2009. Oltre al lavoro nell’editoria e nella moda per Vogue, Penn lavora per altre riviste e per numerosi clienti negli Stati Uniti e all’estero.

Durante la sua carriera ha pubblicato vari libri di fotografie, tra cui: Moments Preserved (1960); Worlds in a Small Room (1974); Inventive Paris Clothes (1977); Flowers (1980); Passage (1991); Irving Penn Regards The Work of Issey Miyake (1999); Still Life (2001); Dancer (2001); Earthly Bodies (2002); A Notebook At Random (2004); Dahomey (2004); Irving Penn: Platinum Prints (2005); Small Trades (2009); e due pubblicazioni di disegni e dipinti.

Le fotografie di Penn fanno parte delle collezioni di alcuni fra i più grandi musei degli Stati Uniti e del mondo, come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Moderna Museet di Stoccolma, la National Gallery of Art a Washington, lo Smithsonian American Art Museum a Washington, il J. Paul Getty Museum a Los Angeles e il Museum of Modern Art a New York.

Quest’ultimo gli rende omaggio nel 1984 con una retrospettiva ospitata poi in dodici paesi diversi. Nel 1997 Irving Penn dona all’Art Institute di Chicago delle stampe e dei materiali di archivio. Nel mese di novembre dello stesso anno l’Art Institute inaugura una grande mostra presentata di seguito in cinque musei all’estero, tra cui l’Hermitage a San Pietroburgo, Russia.

Nel 2002 due mostre degli studi di nudi realizzati da Penn aprono contemporaneamente al pubblico a New York: “Earthly Bodies: Nudes from 1949-50” al Metropolitan Museum of Art e “Dancer: 1999 Nudes” al Whitney Museum of American Art, entrambe successivamente presentate in altre città americane e europee.

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Fonte: palazzograssi.it

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Written by filippo

9 September 2014 at 8:44 am