Filippo Venturi Photography | Blog

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Stampe fotografiche Magnum

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Sono caduto anche io nel tunnel delle stampe d’autore dell’Agenzia Magnum, prendendone quattro: Gilles Peress, Jonas Bendiksen, Stuart Franklin ed Elliott Erwitt!

Dato che, come avevo fatto notare in passato, le cornici costavano quanto le stampe, ho deciso di rinunciarvi e le ho fatte incorniciare dal mio stampatore di fiducia: Imago Fine Art Printing Service, di Santarcangelo di Romagna.

Ecco l’ottimo risultato :)

 

Written by filippo

20 July 2017 at 8:40 am

Elliott Erwitt, Icons, San Giminiano

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Elliott Erwitt, Icons, San Giminiano

Elliott Erwitt, Icons, San Giminiano

ELLIOTT ERWITT, ICONS
6 aprile – 31 agosto 2014 prorogata al 2 novembre 2014

Spezieria Santa Fina – Museo Archeologico
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”
San Gimignano

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Per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di San Gimignano, dal 6 aprile al 31 agosto 2014 2 novembre 2014, sarà aperta al pubblico, presso la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”, la mostra Elliot Erwitt, un progetto di Civita e SudEst57, curato da Biba Giacchetti e organizzato da Opera Laboratori Fiorentini. La mostra ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano Elliott Erwitt (1928), attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi della sua produzione artistica.

Sarà esposta inoltre una serie di 9 autoritratti, esclusivi di questa mostra, che costituiscono un “evento nell’evento”. Tra gli autoritratti esposti anche quelli a colori in cui l’artista veste i panni di André S. Solidor, alterego inventato per ironizzare sul mondo dell’arte contemporanea e sui suoi stereotipi. Andrè S. Solidor (si noti l’acronimo irriverente) ed Elliott Erwitt saranno anche protagonisti del film “I Bark At Dogs” che sarà proiettato in mostra.

Grande autore Magnum, reclutato nel 1953 all’interno della celebre agenzia direttamente da Robert Capa, Elliott Erwitt ha firmato immagini diventate icone del Novecento. Tra queste, in mostra a San Gimignano alcune delle più celebri: il bacio dei due innamorati nello specchietto retrovisore di un’automobile, una splendida Grace Kelly al ballo del suo fidanzamento, un’affranta Jacqueline Kennedy al funerale del marito, i ritratti di Che Guevara e Marilyn Monroe, alcune foto appartenenti alla serie di incontri tra i cani e i loro padroni, iniziata nel 1946. E ancora, gli scatti che Erwitt, reporter sempre in viaggio, ha raccolto per il mondo, a contatto con i grandi del Novecento ma anche con la gente comune. E i paesaggi, le metropoli. Gli scatti di denuncia, in cui al suo sguardo di grande narratore, si mescola sempre ironia e leggerezza, e la sua capacità di trovare i lati surreali e buffi anche nelle situazioni più drammatiche. La mostra sarà corredata da una esclusiva pubblicazione curata da Erwitt stesso in collaborazione con Sudest57 e disegnata da Anders Weinar. Una collezione di stampe rilegate ed amovibili, ciascuna con testi inediti di backstage, scritti da Biba Giacchetti che collabora con Erwitt da circa 20 anni.

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Presentazione video della mostra

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Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la Famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles. Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo aver soggiornato a Pittsburg, in Germania e in Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa. Dotato di flessibilità e spirito di adattamento, Erwitt ha viaggiato in tutto il mondo. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito americano stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia. La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968. Oggi Erwitt è riconosciuto come una dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’’anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo.

Elliot Erwitt negli anni ‘70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat (1997). Negli anni ‘80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni ‘90 fino ad oggi continua a svolgere un’intensa vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia. Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.
Attualmente i libri pubblicati da Erwitt sono più di 45.

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Fonte: sangimignanomusei.it

 

Written by filippo

15 September 2014 at 1:09 pm

New York Days

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Loft (Brooklyn, New York)

Dal 10 al 21 Giugno 2012 ho vissuto una esperienza unica a New York; sicuramente una tappa fondamentale nella mia vita, sia come fotografo che come uomo.

Citando la mia nuova amica Veronica Onofri: “Quello che mi ha lasciato NY è la sensazione di perdere troppo tempo della mia vita a pensare invece che a fare. Quindi da domani si cambia musica. La volontà personale è fondamentale, ma anche gli stimoli sono importanti e se gli stimoli non ci sono allora vai a NY per un po’“.

Per 7 giorni ho vissuto in un accogliente loft a Williamsburg e lavorato con il fotografo Stefano De Luigi della VII Agency (uno fra quelli che più stimo), con il coordinamento di Laura De Marco e Roberto Alfano di Spazio Labò e il supporto di Virginia Carolfi e Giacomo Maestri.

Sono anche venuti diversi ospiti importanti e stimolanti, che hanno presentato i propri lavori e dispensato consigli e risposto alle nostre curiosità: Alison Bradley  (fotografa e docente di “Photography in the Context of Contemporary Art World” presso l’International Centre for Photography), Gaia Light (che ha presentato il multimedia  del progetto “Brooklyn Buzz”, portato avanti in collaborazione con Alessandro Cosmelli e ispirato al lavoro di Robert Frank) e Ashley Gilbertson (fotografo di VII Photo Agency, che ci ha parlato del suo lavoro come inviato durante i conflitti in Iraq e Afghanistan e dei suoi progetti: “The life and lonely death of Noah Pierce“, “Bedrooms of the fallen“ e “The Great Recession in New York“).

Oltre a me hanno lavorato ai propri progetti i seguenti fotografi (e oggi amici): Carlotta Cardana, Cristina Brolli, Dario De Cristofaro, Dario Spoto, Giancarlo Patri, Lorenzo Montanelli, Marcella Isola, Margherita Staglianò, Martino Chiti, Serena Sgura, Simona Milani e la già citata Veronica Onofri.

La full-immersion nel progetto e i ritmi serrati delle fasi di scatto, editing e confronto con Stefano De Luigi  sono stati molto importanti per me per stabilire nuovi criteri in quanto a determinazione, dedizione e precisione.

Nonostante tutto, anche in questi 7 giorni non sono mancati momenti di svago e divertimento; ironia volontaria o meno;  il conoscersi attraverso il proprio portfolio e lavoro, ma anche attraverso la condivisione di momenti di confidenza e confronto.

Sabato 16 giugno, alle ore 20.00, si è tenuto lo slideshow party finale, durante il quale sono stati proiettati i progetti con un pubblico di altissimo livello, come Alex Webb (fotografo dell’agenzia Magnum dal 1976) e Rebecca Norris Webb, che hanno presentato i loro ultimi progetti fotografici, tra cui “Violet Isle” e “My Dakota”; erano inoltre presenti fotografi, curatori e photoeditor.

Lunedì mi sono trasferito in un secondo loft e ho iniziato a vivere da turista.

Scesa l’adrenalina e l’entusiasmo del lavoro, ho iniziato a sentire un po’ di stanchezza fisica e mentale; mi riusciva difficile anche fare il semplice turista, avrei voluto immergermi in un nuovo progetto fotografico, sfruttando ogni momento passato a NY.

Alla fine sono tornato a Wall Street per fare alcuni ritratti, poi ho visto Time Square, l’International Center of Photography (con la mostra su Weegee), Bryant Park, Coney Island, Moma (ma solo lo store, visto che proprio quel giorno il museo era chiuso), il Memoriale dell’11 settembre, Harlem, Central Park, ecc.

Fra ICP e Moma, non ho potuto evitare di comprare qualche libro fotografico:

Alejandro Cartagena, Suburbia Mexicana (scoperto curiosando nello store del Moma);
Alec Soth
, From Here to There: Alec Soth’s America (uno dei miei fotografi preferiti del momento);
Lucas Foglia, A Natural Order (bellissimo libro, scoperto all’ICP, ma che non ho comprato perchè stavo spendendo troppo);

Tutti i suddetti libri contengono lavori sullo stesso stile e genere del mio progetto.

Fonte: 1, 2, 3

Workshop New York, foto 1

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 2

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 2

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 4

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 5

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 6

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 7

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 8

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 9

© Spazio Labò

Workshop New York, foto 10

© Spazio Labò