Filippo Venturi Photography | Blog

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Archive for the ‘Vita personale’ Category

Viaggio a Ferrara

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Preparativi

Non ho mai sentito la necessità di festeggiare San Valentino, ma per una serie di circostanze andrò via proprio nel weekend in cui tutti gli innamorati celebrano il proprio amore donando soldi a terzi.

Fin da quando ho letto su un quotidiano che Ferrara ospiterà una mostra su William Turner, dal 16/11/08 al 22/02/09, presso Palazzo dei Diamanti, intitolata “Turner e l’Italia“, mi è ronzata in testa l’idea di andarci una domenica ma, per via delle circostanze già accennate, la gita solitaria in giornata s’è trasformata in un weekend con Micol e la sua amica Laura, oltre al neo-ragazzo di quest’ultima.

William Turner - Roma vista dall'Aventino

William Turner - Roma vista dall'Aventino

Muovendo dalla lezione dei maestri del passato, Turner, nel corso della sua vita, ha letteralmente sovvertito la pittura, superando i limiti della raffigurazione prospettica e creando uno spazio del tutto nuovo, intriso di luce e di colore, che ha aperto la strada al culmine della rivoluzione impressionista dell’ultimo Monet. Nella formazione della sua poetica l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale. Il pittore inglese fu infatti profondamente affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Lo testimoniano tanto l’omaggio che Turner rivolse ai maestri italiani o a lungo attivi in Italia – da Tiziano a Veronese, da Poussin a Lorrain – quanto i suoi numerosi soggiorni nella penisola.
[…]

Per comprendere a fondo l’importanza del rapporto che legò Turner al nostro paese, Ferrara Arte e la National Gallery of Scotland di Edimburgo, in collaborazione con lo Szépművészeti Múzeum di Budapest, organizzano una mostra che affronta per la prima volta questo nodo cruciale nella produzione del grande artista. Oltre novanta opere – tra olii, acquerelli, taccuini, incisioni, libri illustrati e documenti inediti – provenienti da importanti musei e collezioni di tutto il mondo, ripercorrono, da questo punto di vista inedito, l’intero arco della carriera di Turner, ricostruendo i suoi viaggi e i suoi spostamenti nella penisola. Ad accogliere il visitatore sono olii e acquerelli che ritraggono “sublimi” scenari montuosi della Gran Bretagna e pittoresche vedute di paesaggi italiani dipinti dal giovane artista prima di recarsi in Italia. Queste opere mostrano come egli guardasse alla pittura di paesaggio britannica di grandi artisti della generazione precedente come Richard Wilson e John Robert Cozens.
[…]

Nel 1819 Turner visita l’Italia per la seconda volta e soggiorna a Venezia, Roma e Napoli. Questo secondo e più approfondito incontro con il nostro paese segna l’immaginazione dell’artista e imprime una svolta decisiva al suo stile. Dall’esperienza di questo viaggio nascono gli splendidi acquerelli che raccontano, con assoluta immediatezza, l’incanto suscitato dall’intensa luce del centro e del sud d’Italia. Al rientro a Londra l’artista espone la monumentale tela, Roma vista dal Vaticano (1820) oggi conservata alla Tate di Londra, una sconfinata veduta immersa nella luce dorata che esalta la grandiosità della città eterna.
[…]

Turner torna in Italia nel 1828 e soggiorna soprattutto a Roma, dove trascorre uno dei periodi più felici della sua carriera. Negli anni seguenti il ricordo di questa esperienza continuò a riaffiorare nella sua pittura, dando forma ad opere originalissime nelle quali, oltre che ispirarsi agli studi dal vero, Turner si affidava alla memoria e al’emozione per cogliere l’essenza della realtà. Nascono così vedute indimenticabili, sempre meno descrittive, ma proprio per questo perfettamente fedeli a ciò che l’artista aveva visto e sentito, come Roma vista dall’Aventino del 1836 e soprattutto Roma moderna. Campo Vaccino del 1839, entrambe provenienti dalla National Gallery of Scotland.
[…]

L’impatto che l’arte, l’architettura e soprattutto la luce di Venezia hanno su Turner, plasma in maniera decisiva la sua produzione. Venezia ispira alcuni dei suoi più straordinari dipinti e acquerelli, vedute atmosferiche in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio lagunare è dissolto in autentiche sinfonie di luce e colore, come in Venezia. La Piazzetta con il doge che celebra la cerimonia dello sposalizio del mare e Venezia con la Salute, entrambe della Tate, e Arrivo a Venezia della National Gallery of Art di Washington.
[…]

Il comunicato stampa intero è qui.

William Turner - Arrivo a Venezia

William Turner - Arrivo a Venezia

Essendo ormai specializzati nella preparazione dei viaggi, abbiamo prenotato per tempo bed&breakfast e ristorante (evitando così di cenare al macdonald per mancanza di tavoli nei ristoranti più chic, se dobbiamo festeggiare San Valentino che almeno sia una cosa fatta per bene, con laute mance a camerieri e vicini di tavolo).

Dormiremo al Privacy Bed&Breakfast in Via Sogari 16 a 65 euro per notte, per la precisione dormiremo nella camera arredata in stile gotico (ma anche quella barocca mi stuzzicava), su gentile proposta di Micol, che ben conosce le mie fisse e le mie passioni.

Da non sottovalutare la presenza della vasca idromassaggio in camera.

Laura e il suo ragazzo (devo ricordarmi di farmi dire il nome, prima di incontrarlo) dormiranno nella stanza arredata in stile barocco.

Piccola mappa dei nostri principali movimenti.

Non ho mai finito di scrivere questo post; ho anche pensato di cancellarlo, ma perchè poi?

Written by filippo

1 febbraio 2009 at 5:52 PM

Pubblicato su Arte, Viaggi, Vita personale

Un mese di cinema

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Nell’ultimo mese ho visto diversi film, purtroppo da qualche tempo (per non dire anno) non posso più passare le giornate a (ri)vedere film cult, capolavori, sconosciuti, trash e via dicendo.

Arriva un momento in cui si cresce e bisogna assumersi delle responsabilità, il momento in cui si smette di parlare di porno-donne con gli amici al pub, di scannarsi verbalmente perchè il calciatore A è meglio di B, anzi no, anzi si, di alzarsi tardi la mattina e di videogiocare (in realtà alcune di queste cose continuo a farle, ma Dio non lo sa).

Tornando ai film, sono riuscito a vederne ben 8 negli ultimi 30-35 giorni:

  • Schindler’s list, rivisto per la 5a o 6a volta, con Micol, perchè non poteva continuare a vivere senza aver mai visto il capolavoro di Spielberg (magari lei pensava di si, ma io so che non era possibile). Sicuramente fra i miei 5 o 10 film preferiti; ho rinunciato a stilare una classifica perchè ogni volta finivo col trovarmi indeciso e risolvevo il tutto concludendo che era una perdita di tempo.
  • Spiderwick – Le cronache, sono sicuro che se l’avessi visto a 11 anni sarebbe diventato uno dei miei film preferiti, assieme ai “soliti” Goonies, Grosso guaio a Chinatown, Explorer, Stand by me e tutti gli altri che i miei coetanei ormai conoscono a memoria. Purtroppo l’ho visto a 28 anni e ho perso sensibilità verso certe magie.
  • L’arcano Incantatore, ho così completato la trilogia horror di Pupi Avati (gli altri due sono La casa dalle finestre che ridono e Zeder). Il film si vede che è stato girato in economia, ma le atmosfere che trasmette sono uniche e molto efficaci. La casa comunque rimane il mio preferito.
  • The Strangers, visto al cinema, non inventa nulla, ma è difficile non balzare visto l’audio sparato della Multisala UGC e gli immancabili rumori improvvisi. Nella sua non originalità riesce bene a far immedesimare lo spettatore nei protagonisti, almeno nella prima parte, poi si perde e allo spettatore rimane solo la curiosità di vedere se moriranno e come moriranno. Mi ha ricordato un po’ Funny games di Michael Haneke.
  • Madagscar 2, visto la stessa sera di The Strangers (mentre uscivamo dal cinema abbiamo notato il libero accesso alla sala dove stava iniziando). Non male, divertente, ma meglio il primo.
  • Impiegati male, suggerito a me e ad altri 2 amici dall’Ing. Ricciardo Ricciardelli: a suo dire rispecchia bene le difficoltà di noi impiegati moderni. Simpatico, leggero, gioca effettivamente su alcuni problemi che ci affliggono quotidianamente, ma è anche leggermente stupido.
  • Sette anime, partivo prevenuto per via della regia di Gabriele Muccino, alla fine mi sono un po’ ricreduto: il film non mi è dispiaciuto, ma non manca di difetti. Si capisce subito che è uno di quei film che accumula indizi e azioni\frasi poco chiare, che troveranno un collegamento e una spiegazione negli ultimissimi minuti. Will Smith cammina in bilico fra l’essere un attore che mi sta sul cazzo e sull’essere un attore da me apprezzato (se non avesse fatto Alì forse non avrei dubbi nel non sopportarlo), il film sarebbe potuto durare anche una ventina di minuti in meno (se avete già letto il mio blog forse avrete notato che per me la durata di un film non è mai un problema, se fatto bene), ma Muccino preferisce tirarla per le lunghe. Mi ha ricordato L’uomo senza sonno.
  • Sunshine, si inserisce anonimamente nel lungo filone sci-fi che vede un equipaggio in un ciclico amarsi e odiarsi,  interrotto da fattori esterni ignoti e inquietanti, il tutto condito con una spruzzatina di filosofia più o meno superficiale.

Al momento in cui scrivo sono molto incuriosito dal film di prossima uscita Il curioso caso di Benjamin Button, che ripropone l’accoppiata David Fincher – Brad Pitt, già vista nel capolavoro Seven e nel curioso Fight Club.
Inoltre ho appena “comprato” Die hard 4 – Vivere o morire, soltanto perchè John McClane ha segnato la mia infanzia, ma il film puzza di tamarrata.

In attesa di vederli, passerò il tempo rivedendo estratti di Non è un paese per vecchi.

Written by filippo

1 febbraio 2009 at 10:36 am

Pubblicato su Cinema, Vita personale

La mia sacca piena di cianfrusaglie

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La memoria. Sacca piena di cianfrusaglie che rotolano fuori per caso e finiscono col meravigliarti, come se non fossi stato tu a raccoglierle, a trasformarle in oggetti preziosi.
(Wu Ming)

Ricordi

(Clicca sulla foto per ingrandirla)

Ecco parte della mia libreria cicciona, composta da 8 scaffali.
Nella foto si vedono 2 dei 3 scaffali dedicati a Stephen King e al fantasy in generale (ma a guardar bene si trova qualche abusivo), che uso anche per mettervi alcuni souvenir e regali (nella speranza che siano al sicuro, essendo questi gli scaffali più in alto).

  1. Birra (discreta, bevuta calda, sicuramente guadagna qualche punto se bevuta ghiacciata) comprata all’Iper di Savignano sul Rubicone nell’estate del 2007, quando io e Micol siamo andati a trovare Virgo al lavoro
  2. Ottima birra belga presa nell’ultima cena all’American Graffiti di Forlì con Micol, nel 2008
  3. Birra bevuta a cena al ristorante L’Alto Palato, la prima volta che ho portato Micol a Bertinoro nel 2007
  4. Birra presa a San Marino, quando ci sono andato con Micol nel 2007
  5. Bicchiere di sidro Bulmers, preso durante il viaggio a Londra nell’ottobre 2008
  6. Bottiglia di birra presa in Irlanda, sull’isola Inishomore, nel luglio 2007
  7. Bicchiere di birra preso in Irlanda, nel luglio 2007
  8. Tazza di Starbucks, presa in Irlanda, a Dublino, nel luglio 2007
  9. Boccale di birra del Lago di Garda, regalo di Natale 2008 di Micol
  10. Boccale di Rovigno, regalo fattomi da Micol quando è andata in Croazia nell’estate 2008
  11. Tazza di vin brulè presa a Monaco di Baviera nel dicembre 2008 (in realtà era di Micol, poi l’ho convinta a lasciarmela :>)
  12. Tazza di vin brulè presa a Monaco di Baviera nel dicembre 2008, nei pressi della pista di pattinaggio in centro;
  13. Scatola di thè presa durante il viaggio a Londra nell’ottobre 2008, nel negozio di alimentari di un arabo a due passi dal nostro B&B
  14. Pupazzetto di Wall-e, regalatomi da Micol durante il viaggio a Londra nell’ottobre 2008
  15. Peluche di un acaro della polvere, regalatomi da Micol durante il viaggio a Londra nell’ottobre 2008 (per la precisione i peluche dei batteri li abbiamo trovati al Cyberdog di Camden Town)
  16. Peluche di Gizmo (se non avete visto il film Gremlins non vi parlo più), regalo di Natale 2008 di Micol
  17. Bicchiere Bire, preso nel locale omonimo di Trieste nell’agosto 2008;

La foto è presente anche su flickr.

Written by filippo

25 gennaio 2009 at 5:59 PM

Viaggio a Monaco di Baviera

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Dal 6 al 9 dicembre ho passato 4 bellissimi giorni con Micol, a Monaco di Baviera e dintorni.

Tutte le foto del viaggio sono visibili qui.
Il racconto del viaggio è disponibile anche nel sito di Turisti per caso, qui.

Monaco di Baviera

Easy Palace Station Hotel, Monaco di Baviera - Arrivo all'alba

Day1
Il viaggio di andata è iniziato il 5 dicembre, alle ore 18.13 a Cesena, ed è terminato il 6 dicembre, alle ore 6.30 a Monaco, passando su 3 treni diversi.
Per fortuna io e Micol siamo riusciti a concederci qualche ora di sonno durante il viaggio così che, usciti dalla stazione ferroviaria all’alba e depositati i bagagli all’Easy Palace Station Hotel (a 100 metri dalla stazione e a 300 dal centro di Monaco, costato 250 euro per 3 notti in doppia con bagno compreso), dove ci ha accolto Manuela, abbiamo iniziato subito la nostra visita alla città.

Attraversare il centro alle 7 ci ha immerso in una atmosfera anomala: una città ancora dormiente, con lunghi viali deserti attraversati da venti gelidi, con i monumenti e i palazzi che svettavano indisturbati e potevano impressionarci per la loro imponenza, esaltata dal silenzio mattutino.

Dopo aver visto e ammirato, in ordine:

  • Justizpalast, il palazzo di giustizia;
  • Frauenkirche, la cattedrale, riconoscibile dalle due torri gemelle (di cui una era, purtroppo, coperta da impalcature);
  • La vetrina del centro commerciale Galeria Kaufhof, realizzata con peluche “animati”, piazzati nell’atmosfera natalizia di un paesino innevato, capace di far concorrenza a certi film di animazione della Disney ;)
  • Marienplatz, la piazza principale della città;
  • Neues Rathaus, il nuovo municipio, costruito fra il 1800 e il 1900 in stile neogotico (a dir poco splendido);

Ci siamo rifugiati e scaldati in un bar (Woerners), attendendo che la città finisse di svegliarsi, sorseggiando bevande calde e mangiando per la prima volta, per me almeno, i brezel col burro che Micol tanto adora (io li ho trovati buoni, ma niente di fenomenale).

Neues Rathaus, il nuovo municipio

Neues Rathaus, il nuovo municipio

Verso le 9 abbiamo ripreso il nostro girovagare per il centro di Monaco, appena usciti dal bar abbiamo sentito le urla di giubilo di un folto gruppo di persone poco distante, dirigendoci verso l’origine del coro di voci eccitate siamo finiti davanti ad un Apple store, presumibilmente inaugurato il giorno stesso, a giudicare dai giornalisti e dalle telecamere presenti all’interno del locale, oltre alla sterminata fila di persone all’esterno.
Lo spirito euforico, comunque, è durato tutto il giorno (magia del marketing), cosa che abbiamo verificato passandoci davanti la sera stessa.

La nostra spedizione è proseguita per le varie vie del centro nelle ore successive, interrotta soltanto per la necessità di riscaldarsi nuovamente, approfittando di un chiosco che distribuiva vin brulè in splendide tazze natalizie, che i clienti potevano tenere, rinunciando ai 2-3 euro che avrebbero avuto indietro se avessero restituito la tazza al termine della bevuta (alla fine del viaggio avevamo ben 4 tazze-souvenir nelle nostre borse).

Notevole la vista consentita dalla cima del Neues Rathaus, dalla quale ho fatto diverse foto (al termine del viaggio mi sono ritrovato con quasi 6 giga di foto).

Vista dalla cima del Neues Rathaus

Vista dalla cima del Neues Rathaus

Fattasi ora di pranzo, Micol ha faticato un po’ nel trovare qualcosa di commestibile che non fosse a base di carne (deve essere proprio una “sofferenza” per i vegerariani, vivere in Germania), mentre io non mi sono fatto problemi nel divorare wurstel e crauti.

Dopo pranzo abbiamo fatto ritorno all’hotel, per goderci una doccia calda e riposare un po’ (le mediocri ore di sonno fatte in treno avevano esaurito il proprio effetto).

A pomeriggio inoltrato siamo tornati nel centro di Monaco, questa volta tutto illuminato da addobbi e luci e invaso dai turisti (soprattutto italiani), ci siamo goduti per bene i mercatini di natale (che, confesso, creavano una bellissima atmosfera, basata sul consumismo, si, ma che allo stesso tempo appagava la mia fanciullesca percezione del natale) e verso ora di cena, ci siamo diretti da Augustiner-Großgaststätten Restaurant, scegliendolo semplicemente per il suo aspetto da ristorante tipico tedesco :D
Cena e spesa sono stati soddisfacenti, il locale era enorme e strapieno, l’atmosfera cordiale.

Dopo cena abbiamo passeggiato un po’, per smaltire il pasto e goderci l’ultima parte della nostra serata (negozi e mercatini alle 8 chiudevano e l’atmosfera perdeva un po’, lasciando il posto a pub e discoteche).

Dachau, l'ingresso dell'ex campo di concentramento

Dachau, l'ex campo di concentramento

Day2
Il secondo giorno, dopo esserci svegliati molto presto e aver fatto una sostanziosa colazione nell’hotel a base di toast, marmellate, nutella, succo di frutta e thè, ci siamo diretti in treno a Dachau, per visitare l’ex campo di concentramento.

Appena entrati, ci siamo trovati davanti la scritta “Arbeit macht frei” ( “Il lavoro rende liberi”), l’ironica e crudele frase che accoglieva i prigionieri all’arrivo in diversi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La visita è stata molto interessante, il museo interno inoltre era così ben curato e colmo di informazioni, da risultare difficilmente visibile in una singola giornata. Penso che il semplice turista possa limitarsi a leggere e consultare soltanto alcuni pannelli e reperti, per non finire con l’ “ubriacarsi”, mentre lo storico appassionato potrebbe passarci giorni interi prima di saziarsi.

Molto belli i monumenti inseriti all’interno del campo in memoria delle vittime.

La giornata era grigia e la pioggia cadeva ad intervalli, questo ha reso l’atmosfera ancora più cupa e malinconica di quanto già non fosse.

Durante la visita abbiamo visto anche le celle dei prigionieri, la camere a gas e i forni crematori… sui quali c’è poco da dire, ognuno dovrebbe vederle e prendersi successivamente (lì per lì, penso sia difficile farlo, visti i numerosi visitatori e le distrazioni) un po’ di tempo per rifletterci e trarne le proprie conclusioni.

Dachau, l'ex campo di concentramento

Dachau, l'ex campo di concentramento

Verso le 15 siamo tornati a Monaco,  in centro, in un clima più festoso e cordiale, “pranzando” con una porzione di patate dolci fritte con polpa di mela (almeno credo) e uno spiedino di frutta caramellata, girando ancora fra negozi e mercatini, guardando oggetti vari e souvenir ;)

Il freddo nel centro di Monaco era veramente difficile da sostenere per ore, senza appunto fare qualche breve spuntino o sorseggiare qualcosa di caldo, cosa che abbiamo fatto prendendo 2 thè al caffè-bistro Schuhbecks Orlando (locale abbastanza fighetto, ma tranquillo), per poi andare a cena all’Hofbräuhaus, la più antica e celebre birreria della città (all’ingresso c’era pure un negozio con i gadget del locale, dai prezzi a dir poco improponibili), enorme, molto caotica, al punto da domandarsi come faccia il personale a star dietro a tutti i clienti.

Abbiamo preso posto a fatica, girando fra le varie stanze in cerca di 2 posti liberi, anche in altre tavolate (un po’ come la sera prima, presumo che sia normale in questo genere di locale sedere al tavolo con sconosciuti e, soprattutto, girare per diversi minuti fra i tavoli in cerca di posto).

Hofbräuhaus, la più antica e celebre birreria della città

Hofbräuhaus, la più antica e celebre birreria della città

La cena ci è stata servita da una cameriera, destinata alla nostra zona, che indossava il Dirndl, il tipico vestito delle donne in Germania (e Austria), non lesinando sull’esposizione del seno prosperoso e sul chinarsi per scrivere le nostre ordinazioni :P

Nel complesso la cena non è stata male, ma il locale perdeva molto nella cura e nell’attenzione al cliente per via della dimensione abnorme del posto e della quantità di clienti (inoltre io e Micol sospettiamo che la cameriera, che ci ha fatto pagare il conto a metà cena, sia rimasta delusa dalla nostra mancia e ci abbia servito con molto ritardo i dessert: il gelato di Micol era sciolto e il mio strudel di mele è arrivato dopo quasi un ora). Insomma si può fare a meno di andarci.

La giornata si è conclusa con la lunga passeggiata che ci ha riportato all’hotel, esausti ma soddisfatti.

Hohenschwangau, la zona dei castelli

Hohenschwangau, la zona dei castelli

Day3
Il terzo giorno lo abbiamo dedicato alla visita dei castelli della baviera, in particolare:

  • Il Castello di Hohenschwangau: non è propriamente uno dei “castelli di Ludwig” perchè non venne costruito da Ludwig II (1845-1886) ma moralmente lo è visto il determinante ruolo che ha avuto nella vita del sovrano bavarese, che qui trascorse buona parte della giovinezza e sempre qui ospitò l’amico Richard Wagner (che mai si trattenne nei castelli di Neuschwanstein e Herrenchiemsee). E’ molto probabile che l’atmosfera romantica di Hohenschwangau abbia influenzato in modo determinante il carattere sensibile e sognatore del sovrano […]
    (Fonte)
  • Il Castello di Neuschwanstein: uno dei simboli della Baviera e della Germania nel mondo. E’ il “castello delle favole” per eccellenza, fatto costruire dal “re delle favole” Ludwig II (1845-1886) a partire dal 1869 su progetto dello scenografo Christian Jank. L’idea di edificarlo sullo stile delle antiche residenze feudali tedesche venne al monarca bavarese dopo essere rimasto quasi “folgorato” da una visita nel 1867 alla fortezza medievale di Wartburg in Turingia […] Walt Disney lo prese come modello per i castelli di alcuni tra i suoi più celebri film d’animazione: “Biancaneve e i sette nani”, “Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco”. Le sale interne, riccamente arredate, sono un omaggio al genio musicale di Richard Wagner: “Tannhäuser”, “Lohengrin”, “Tristano e Isotta”, “I maestri cantori di Norimberga” e il “Parsifal”, un inno al romanticismo e alle antiche leggende germaniche[…]
    (Fonte)

Dopo 2 ore di treno, da Monaco siamo arrivati a Füssen, da lì con un autobus siamo giunti in pochi minuti a Hohenschwangau, cioè la zona dei castelli, dove un buon 90% delle persone che abbiamo incrociato parlava italiano, non fosse stato per le varie segnaletiche in tedesco, saremmo potuti essere benissimo in Italia.
Il Castello di Hohenschwangau era raggiungibile con altri 5 minuti di camminata, mentre il Castello di Neuschwanstein ne richiedeva circa 40, a meno di non prendere la carrozza (cosa che all’andata, in salita, abbiamo fatto).

Per fortuna si trattava di una giornata soleggiata e il clima era più caldo: le condizioni ideali per godersi la Baviera.

Già durante il viaggio in treno avevamo ammirato bellissimi paesaggi innevati dai finestrini, ma giunti nella zona dei castelli il tutto diventava indescrivibile, sembrava veramente di stare dentro un film fantasy: i due castelli fiabeschi sopra le nostre teste e paesini da cartolina natalizia, ricoperti di neve e illuminati da addobbi, in lontananza; l’enorme distesa bianca interrotta da vie e laghi che riflettevano gli alberi e i monti.

Paesaggio della Baviera

Paesaggio della Baviera

Il biglietto valido per visitare entrambi i castelli costava circa 20 euro a testa, non poco, considerando che le visite duravano appena 30 minuti l’una, ma al termine delle visite era difficile non rimanere soddisfatti dallo spettacolo appena visto, l’unico modo per rendere vagamente l’idea è vedere qualche foto:

Al termine delle visite ero soddisfatto per quanto visto, anche se mi sarei ritenuto pienamente soddisfatto soltanto se avessi potuto bere qualcosa di caldo dal terrazzo di Ludwig II, nel Castello di Neuschwanstein, con vista su tutta la vallata.

Fra le visite ai due castelli, abbiamo pranzato al Cafe Restaurant Allgäuer Stüberl, un piccolo locale a due passi dalla fermata dell’autobus, dove abbiamo consumato forse il pasto migliore dell’intero viaggio :D

Al termine della visita del Castello di Neuschwanstein, poco dopo le 16, siamo scesi a piedi fino al paesino di Hohenschwangau (le carrozze erano sparite e noi avevamo due biglietti a\r da 5 euro l’uno, inutili), per fortuna c’erano diverse decine di turisti appiedati come noi, il che rendeva la disceva fra le stradine innevate e prive di illuminazione, con il tramonto ormai spento, meno preoccupante di quanto sarebbe potuto essere; in una mezzoretta eravamo al paesino… incredibile la trasformazione che aveva subito in poche ore: i negozi chiusi, le vie deserte e immerse nel buio, i due castelli illuminati in lontananza e i pochi turisti superstiti della giornata accalcati alla fermata dell’autobus, infreddoliti e forse preoccupati di dover passare lì la notte.

Castello di Neuschwanstein

Castello di Neuschwanstein

All’arrivo dell’autobus, la solidarietà che silenziosamente si era instaurata fra noi profughi è svanita in un batter d’occhio, lasciando spazio all’avidità e alla fretta di salire per primo sull’autobus, accaparrandosi i posti a sedere.

Dopo altre 2 ore di treno, ci siamo ritrovati a Monaco, stanchi e affamati.

Abbiamo placato il ruggito dei nostri stomaci cenando al ristorante vegetariano Prinz Myshkin, dove per 2 birre, un antipasto a base di nachos e due portate (vedo ora che nel sito c’è il menù, quindi: Tagliatelle Amanda per Micol e Crespelle al forno per me, buonissime queste ultime), ci hanno chiesto 40 euro tondi.

Dopo cena abbiamo fatto la solita passeggiata fino all’hotel, dove addormentarsi è stato un attimo.

Micol e un brezel

Micol e un brezel

Day4
Il quarto e ultimo giorno a Monaco è stato molto breve, visto che avevamo il treno alle 11.30.

Dopo la consueta colazione in hotel, siamo tornati in centro decisi a comprare finalmente i souvenir che avevamo adocchiato nei giorni precedenti e che avevamo rimandato all’ultimo giorno, così da farci prima una idea di cosa comprare e dove comprarlo.

Nella fretta, ci siamo ritrovati in centro quando ancora negozi e bancarelle erano ancora chiusi, così ci siamo nuovamente fiondati da Woerners, per un ultimo brezel al caldo, e successivamente all’Apple store, aspettando che si facessero le 10 (ora in cui aprivano ufficialmente le bancarelle).

A malincuore ho rinunciato a comprarmi un boccale, visti i prezzi proibitivi: un boccale medio stava tranquillamente sui 30-40 euro, mentre quelli più economici costavano 15-20 euro, ma erano anche molto piccoli.

Boccale di birra da 1 litro

Boccale di birra da 1 litro

A differenza dei londinesi, abbiamo notato che a Monaco la gente non si fa tanti scrupoli a farsi largo fra la folla e, in qualche caso, anche con una certa maleducazione.
La differenza è stata evidente quando una turista inglese ci ha dedicato due “Sorry” consecutivi a seguito di un minimo contatto, i primi che abbiamo sentito in tutto il viaggio.

Il viaggio poteva forse essere pianificato meglio, visto che a Monaco ci siamo persi un paio di mete che avremmo voluto vedere, ma alla fine dei conti sono ampiamente soddisfatto: ho visitato il centro di Monaco e respirato l’atmosfera dei mercatini natalizi , ho visitato la triste ma interessante Dachau, ho visto i paesaggi incantevoli dei castelli della baviera, condividendo il tutto con Micol.

Mercatini di Natale

Mercatini di Natale

Written by filippo

17 dicembre 2008 at 6:44 PM

Pubblicato su Viaggi, Vita personale

Viaggio a Londra

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Continua dal post: Londra, day 0 – Preparativi per il viaggio

Tutte le foto del viaggio sono visibili qui.

Londra

Volo Ryanair Treviso - London Stansted

Work in progress…

Written by filippo

17 dicembre 2008 at 6:32 PM

Pubblicato su Viaggi, Vita personale