Archive for the ‘Arte’ Category
Caravaggio e altri pittori del seicento
Caravaggio e altri pittori del seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford
Rimini, Castel Sismondo – Piazza Malatesta
23 ottobre 2010 – 27 marzo 2011
Prenotazioni e informazioni:
Call center Tel. +39 0422 429999 – Fax +39 0422 308272
biglietto@lineadombra.it – http://www.lineadombra.it
Orari:
Da lunedì a venerdì: ore 9 – 19
Sabato e domenica: ore 9 – 20
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2010
1 gennaio 2011: ore 10 – 20
Biglietti:
- Biglietto unico per la mostra: Caravaggio e altri pittori del Seicento
€ 4,00
- Biglietti per le mostre a Rimini: Parigi. Gli anni meravigliosi & Caravaggio e altri pittori del Seicento
Intero € 13,00
Ridotto € 11,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
Ridotto € 8,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
- Biglietti per la mostra: Parigi. Gli anni meravigliosi
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
Ridotto € 6,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
- Biglietti per la mostra a San Marino: Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
Intero € 5,00
Ridotto € 3,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino, minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
Visite guidate:
- Visite guidate per la mostra: Parigi. Gli anni meravigliosi
Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 110,00
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 50,00
Non prenotate (minimo 10 persone, massimo 25, solo in caso di disponibilità del personale): € 7,00 a persona.
- Visite guidate per la mostra: Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 50,00
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 40,00
Con esclusione delle scuole, le visite guidate verranno effettuate con l’ausilio di un apparato microfonico e cuffie personalizzate. Questo servizio è compreso nel costo della visita guidata.
Le scuole che non si servono per le visite di personale incaricato da Linea d’ombra Libri devono avvalersi del proprio personale docente.
Per i gruppi con guida propria, l’affitto obbligatorio delle cuffie è di € 80,00.
Non sono consentite visite guidate se non autorizzate dalla Direzione.
Servizio di audioguide per i visitatori singoli sia a Rimini che a San Marino.
Altre informazioni:
- Vendita biglietti sospesa 30 minuti prima della chiusura.
- Guardaroba gratuito obbligatorio per borse e zaini, la cui pericolosità è valutata dal personale di sorveglianza.
- Accesso e servizi per i disabili.
- Non possono essere ammessi passeggini, ombrelli e animali.
- Sono consentiti marsupi per bambini all’interno della mostra.
Vedi anche gli articoli:
- “Marco Goldin presenta tre grandi mostre“
- “Parigi, Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon“
- “Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia“
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La Mostra
Il Wadsworth Atheneum di Hartford, nel Connecticut, è il più antico museo americano, ancora oggi uno dei più importanti, con una collezione folta di capolavori che spazia dai maestri dell’arte europea soprattutto del Seicento e del Settecento, una fondamentale sezione impressionista, una grande parte dedicata all’arte americana dell’Ottocento e una sezione dedicata alla pittura del XX secolo, che parte da Matisse, Picasso e Klee, tocca in modo ampio il Surrealismo di Magritte, Dalí, Ernst e Tanguy giungendo fino a Pollock, Rothko e Wyeth in America.
Considerato che nel 2010 si compiono i 400 anni dalla morte di Caravaggio, Castel Sismondo ha scelto di ospitare, nel tempo stesso della mostra Parigi. Gli anni meravigliosi, una seconda, straordinaria esposizione dal titolo Caravaggio e altri pittori del Seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford. Si tratta di una sublime selezione di quindici dipinti, tutti di grande formato, da quel nucleo così importante che nel museo americano è dedicato proprio al Seicento. Naturalmente originando da quel capolavoro indimenticabile che è L’estasi di San Francesco di Caravaggio, primissimo quadro di soggetto religioso dipinto dal grande artista attorno al 1594.
Si tratta della prima composizione di Caravaggio impostata su più figure, è il suo primo dipinto di carattere religioso, il suo primo esperimento di ambientazione paesaggistica e uno dei primi esempi in cui l’artista utilizza la luce sia in senso letterale, per illuminare la scena, sia in senso figurativo, come metafora della presenza divina. Ogni aspetto di quest’opera è eccezionale e innovativo. Il modo in cui l’artista interpreta l’estasi che accompagnò la morte metaforica di Francesco e la sua rinascita spirituale nell’immagine di Cristo è alquanto insolita per l’assenza del serafino celeste, per la posa del santo non inginocchiato in preghiera bensì riverso e per la presenza del grazioso angelo fanciullesco. Caravaggio volle chiaramente alludere alla morte metaforica di Francesco e alla sua rinascita spirituale nell’immagine di Cristo. Nel dipinto sono proposte in modo esplicito le analogie tra la vita di Francesco e quella di Cristo: le figure intorno al fuoco ricordano l’annuncio della nascita di Gesù ai pastori, l’abbraccio di sostegno da parte dell’angelo è basato sulle rappresentazioni dell’agonia nell’Orto degli Ulivi e la posa di Francesco, atteggiato come il corpo della Pietà, richiama l’immagine di Cristo morto sostenuto dagli angeli. Il gesto dell’angelo, con l’indice e il pollice agganciati intorno al cordiglio del santo in modo da volgerlo verso l’osservatore per rendere visibili le ferite, sottolinea, insieme all’estatico mancamento della morte e della rinascita spirituale di Francesco, il ruolo di quest’ultimo come imitatore di Cristo.
Attorno a questo dipinto capitale, la mostra si compone di opere di opere insigni di autori che da Caravaggio hanno tratto esempio; Cigoli, Morazzone, Gentileschi, Strozzi, Saraceni in Italia. Quindi in ambito spagnolo Zurbarán, con una delle sue opere più riconosciute, il San Serafione del 1628, un quadro affascinante che rivela l’intimo collegamento, esistente nell’arte spagnola del XVII secolo, tra scultura e pittura. Il modo in cui è ritratto il santo è infatti modo estremamente realistico, al punto che si ha quasi l’impressione di poterlo toccare.
E poi Ribera, con il suo Il senso del gusto, 1614-1616 circa, che rivela un evidente legame con il naturalismo e il chiaroscuro del Caravaggio. Quindi, Le Sueur in Francia e la Scuola fiamminga e olandese con Sweerts, Van Dyck e Hals, il più importante ritrattista di Haarlem nel secondo quarto del XVII secolo, con il Ritratto di Joseph Coymans, 1644, eseguito con pennellate vivace e indipendenti per tratteggiare la personalità dinamica del personaggio ritratto in conformità alle convenzioni della ritrattistica di quel tempo.
Parigi, Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon
Parigi, Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon
Rimini, Castel Sismondo – Piazza Malatesta
23 ottobre 2010 – 27 marzo 2011
Prenotazioni e informazioni:
Call center Tel. +39 0422 429999 – Fax +39 0422 308272
biglietto@lineadombra.it – http://www.lineadombra.it
Orari:
Da lunedì a venerdì: ore 9 – 19
Sabato e domenica: ore 9 – 20
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2010
1 gennaio 2011: ore 10 – 20
Biglietti:
- Biglietti per la mostra: Parigi. Gli anni meravigliosi
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
Ridotto € 6,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
- Biglietti per le mostre a Rimini: Parigi. Gli anni meravigliosi & Caravaggio e altri pittori del Seicento
Intero € 13,00
Ridotto € 11,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
Ridotto € 8,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
- Biglietto unico per la mostra: Caravaggio e altri pittori del Seicento
€ 4,00
- Biglietti per la mostra a San Marino: Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
Intero € 5,00
Ridotto € 3,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino, minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
Visite guidate:
- Visite guidate per la mostra: Parigi. Gli anni meravigliosi
Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 110,00
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 50,00
Non prenotate (minimo 10 persone, massimo 25, solo in caso di disponibilità del personale): € 7,00 a persona.
- Visite guidate per la mostra: Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia
Prenotate per i gruppi (fino a 25 persone): € 50,00
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 40,00
Con esclusione delle scuole, le visite guidate verranno effettuate con l’ausilio di un apparato microfonico e cuffie personalizzate. Questo servizio è compreso nel costo della visita guidata.
Le scuole che non si servono per le visite di personale incaricato da Linea d’ombra Libri devono avvalersi del proprio personale docente.
Per i gruppi con guida propria, l’affitto obbligatorio delle cuffie è di € 80,00.
Non sono consentite visite guidate se non autorizzate dalla Direzione.
Servizio di audioguide per i visitatori singoli sia a Rimini che a San Marino.
Altre informazioni:
- Vendita biglietti sospesa 30 minuti prima della chiusura.
- Guardaroba gratuito obbligatorio per borse e zaini, la cui pericolosità è valutata dal personale di sorveglianza.
- Accesso e servizi per i disabili.
- Non possono essere ammessi passeggini, ombrelli e animali.
- Sono consentiti marsupi per bambini all’interno della mostra.
Vedi anche gli articoli:
- “Marco Goldin presenta tre grandi mostre“
- “Caravaggio e altri pittori del seicento“
- “Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia“
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La Mostra
Mentre Bouguereau e i suoi amici imperversavano al Salon parigino, all’inizio degli anni sessanta del XIX secolo, quattro giovani pittori allora quasi sconosciuti, e tutti più o meno transitati dall’atelier di Charles Gleyre, cominciavano la loro lunga strada che li avrebbe portati a modificare profondamente il senso della pittura in Francia e in Europa nel decennio successivo. Sentivano forte la scossa nuova che alla pittura era venuta da Corot e Courbet da un lato e Manet dall’altro. Sentivano il corpo vivo e vero della natura davanti ai loro occhi, la luce e il colore trasmettersi in modo diverso. Entro la misura di un’evocazione che non doveva più garantire il riferimento a quella sorta di coreografia storica che per primi gli artisti di Barbizon avevano mostrato di voler scardinare. Ma non era soltanto un discorso, certo per immagini, rivolto al paesaggio, perché tutti e tre quei pittori avevano indicato con forza come l’impatto della realtà sullo sguardo radicalmente modificava anche l’immagine di un volto, di un corpo, di una figura.
Quando William Adolphe Bouguereau presenta, al Salon del 1864, con il numero di catalogo 217, la sua grande Bagnante (oggi al Museo di Gand e presente in questa esposizione), non fa altro che tener viva quella lezione raffaellesca che egli aveva portato all’estremo limite di una lisciatura di pelle quasi diafana, apparentemente immobile e priva di vita nella sua perfezione. E che nell’essere addirittura troppo perfetta, tendeva alla cimiterialità. Nei medesimi anni, da un altro spalto di storia nella stessa Parigi di Bouguereau, Edouard Manet dipinge un’ampia tela che nell’essere identica quanto a soggetto rappresentato, se ne distanzia fino ad apparire come la nascita definitiva di un nuovo mondo della pittura, che per lungo tempo però si sviluppa parallelamente all’arte del Salon. Le Bagnanti sulla Senna, nel loro essere laica, laicissima rappresentazione di un corpo, e sua ostensione su un ricciolo di fiume dai tenui fumi colorati quasi tizianeschi, nascono a quella inedita pittura come rappresentazione del visibile e del veduto (Antonin Proust che ci racconta come Manet scrutasse, lungo la Senna ad Argenteuil, donne che uscivano dall’acqua, per farne infine un grande nudo) e come impatto vivido e poetico della quotidianità. La bagnante non era più, come in Bouguereau, icona di una staticità che proveniva dal mondo della statuaria quasi. E in questo senso un utile parallelo potrebbe essere fatto con Jean-Baptiste-Paul Cabet e per esempio la sua versione di Susanna al bagno esposta al Salon del 1861. La bagnante era invece per Manet parte viva del mondo, e la sua pelle non più diafana ammetteva il peso della vita. E mentre Manet compiva questi passi di una sconvolgente modernità, i quattro giovani pittori venivano nominati come école du plein-air. Scuola senza esserlo, come si vedrà in seguito e anche molto bene in questa mostra. Ma Pissarro, Monet, Renoir e Sisley cominciavano a dare al paesaggio un volto nuovo, percorso senza sosta dalla forza della luce e del vento che spettina le nuvole. Che faceva del colore un punto di inarrivabile consistenza, rovesciando in questo modo il ruolo anche dell’ombra. E al principio del decennio successivo, quando venne preparandosi la prima delle otto rassegne impressioniste, i piccoli villaggi attorno a Parigi furono il teatro, vibrante quant’altri mai, di una devozione totale alla luce e al colore. I nomi di quei villaggi sono passati alla storia della pittura, da Argenteuil a Louveciennes, da Marly a Pontoise. Essi sono come parole incise una volta per sempre, perché la visione della natura, sotto l’impulso soprattutto di Monet, vi mutò in maniera piena e totale. Non si trattava più d’inventare un mondo, quanto piuttosto di guardarlo, amarlo, farlo proprio. La visione diventava ciò che l’occhio fisico comunicava all’occhio interiore.
Eppure la storia del Salon, più che non si creda, è storia anche di partecipazioni da parte di tutti i giovani pittori impressionisti, che ovviamente vedevano in quel luogo lo spazio per una possibile affermazione. Pur contraddicendo con le loro opere il senso di una stucchevole musealizzazione. Ma per esempio Bazille, a proposito di un suo quadro accettato al Salon del 1870, non riesce a trattenere l’entusiasmo: «Tutto il mondo lo vede e ne parla. Molti ne dicono più male che bene, ma insomma sono lanciato.»
E la mostra di Rimini vuole indagare, per la prima volta in Italia, e facendo ricorso a circa novanta opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, proprio questo capitolo affascinante, quando il nuovo giunge e un grande muro viene opposto a quel giungere. Ma anche quando attraverso quel muro, il muro del Salon, passa il fascino che accende e accompagna la dimensione della pittura. Non a caso Frédéric Chevalier, in un articolo sul Salon del 1877 per la rivista «L’Artiste», e intitolato significativamente L’impressionismo al “Salon”, dopo avere compiuto un paragone con quanto Giorgione a Venezia e Correggio a Parma fecero per svecchiare «la severità dello stile alto», così prosegue: «L’impressionismo ha finito per entrare al Salon ufficiale. Da questo punto di vista, analizzando non per partito preso le opere dei diversi artisti contemporanei, ci si rende conto della sua importanza entro il movimento naturalista dei giorni nostri e si dà il giusto valore agli elementi di rinnovamento che esso contiene.»
Non sarà del resto inutile ricordare come, ovviamente al di là di Manet, al Salon siano stati a più riprese accettati Monet e Pissarro, Sisley e Degas, Bazille e Renoir, Cézanne e Guillaumin, Morisot e Fantin-Latour, solo per dire dei principali artisti più o meno riconducibili all’impressionismo e tutti presenti in questa mostra, anche con opere precisamente esposte nei Salon o rifiutate nella loro partecipazione. Tra gli altri, soprattutto Corot e Daubigny dalla Giuria ufficiale del Salon, spingevano affinché i rappresentanti della giovane pittura francese fossero accolti tra le alte cimase. La mostra quindi, articolandosi in tre sezioni di carattere tematico (la prima Volto, corpo e figure, la seconda Nature sospese, la terza Lo specchio della natura) pone a confronto sui medesimi soggetti i pittori del Salon con gli impressionisti e prima di loro gli artisti legati a Barbizon. E lo fa anche dopo una lunga ricerca di opere sparse in molti musei francesi di provincia, che detengono dipinti, talvolta di grande formato, dei pittori legati al mondo ufficiale e che mai si vedono nelle mostre. Di modo che quello che alla fine risulti sia un vero capitolo della storia artistica in Francia nella seconda metà del XIX secolo.
Perché l’esposizione tocca proprio questo periodo, con il suo punto d’avvio però legato a un famoso quadro di Ingres del 1800. Dipinto nel dicembre del 1800, dunque da un Ingres appena ventenne, il Torso maschile rappresenta, secondo le parole di Vincent Pomarede, «un approccio realista e sensuale al corpo umano, unito a un lavoro raffinato sulla luce e sul modellato e a una perfetta sapienza di tocco. E già a questo punto traspare la sua idea successiva sulla realizzazione del corpo, che rifiuta i principi dell’anatomia a favore della naïveté e dell’impressione suscitata dal modello.» Questo precoce dipinto, concesso in prestito dall’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, e che proprio per le ragioni di immediata modernità addotte da Pomarede aprirà la rassegna riminese, entro i dettami dell’Accademia ma già aperto con lo sguardo sul futuro, venne realizzato da Ingres per partecipare, come in uso tra gli allievi dell’Accademia, al concorso denominato della “demi-figure peinte”. Tradizionalmente chiamato “Prix du torse”, venne creato nel 1784 da Maurice Quentin de La Tour. Nell’edizione del 1800, Ingres colse il primo premio, che gli venne consegnato il 2 febbraio 1801.
Ingres che rappresenterà per molti, nel campo della figura e del nudo da Gérôme a Bouguereau e da Dugasseau a Cabanel come ben si vedrà a Rimini, il fondamentale, e certamente ineludibile, riferimento. Fino a quel celeberrimo dipinto di Bazille, uno dei caposaldi del nascente impressionismo, La Toilette, rifiutato al Salon del 1870 e che chiude la parte dei nudi nella mostra di Castel Sismondo. Questa prima, foltissima sezione ha molti altri punti di forza. Dai corpi sacri distesi da Henner a Bonnat, nella luce fosca di una rivelazione fortemente spirituale e sofferta, fino ai veri e propri ritratti, che da rappresentanti del Salon come Delaunay e Baudry, Bonnat e Carolus-Duran, Bertrand e Couture, attraverso il sublime passaggio di Corot e Courbet, tra l’altro con quel suo capolavoro indiscusso che è La filatrice addormentata del 1853, giunge alla strabiliante stagione impressionista con Manet e Degas, Fantin-Latour e Renoir, Cézanne, Caillebotte, Morisot, Bazille e Gauguin fino alla scultura di Rodin. E infine da non dimenticare la sosta su alcuni autoritratti, da Ingres a Fantin-Latour e Guillaumin.
La seconda sezione, dedicata al tema della natura morta, lavorando ancora sul confronto tra gli artisti del Salon e gli impressionisti, così collocati in una continuità sulla parete e sul puntuale raffronto, affianca il principale pittore accademico di natura morta, Bonvin, con una notissima natura morta di Bazille. O sul tema dei fiori, Maisiat e Benner a Fantin-Latour e Renoir, a Pissarro e Gauguin, assieme a nature morte di frutta e oggetti di Manet e ancora Renoir, Monet e Cézanne, entro i confini di un genere che pur meno frequentato dagli impressionisti non ha mancato di manifestarsi in molti dipinti splendidi. Perché certamente il trionfo di quella che venne definita la Nouvelle peinture, si celebra nella terza e ultima sezione della mostra, dedicata al paesaggio. Con uno stacco perfino esagerato se si considera la pittura classica di paesaggio in Francia nel corso del XIX secolo e soprattutto la sua prima metà, ma certamente con un solco che resta ampio anche nella seconda parte del secolo. Rousseau, Courbet, Millet, Daubigny, Chintreuil, Boudin ma soprattutto Corot rappresentano, con ogni evidenza, il punto di passaggio tra un prima e un poi e su questo l’esposizione farà la sua opportuna sosta, considerando anche quanto pittori neo-naturalisti o di Salon come Laurens e Busson, Ségé e Couture, Lepic e Carolus-Duran, Bastien-Lepage e Lhermitte, realizzano sul tema dello sguardo sulla natura.
Anche qui nel confronto dapprima con i precoci paesaggi impressionisti degli anni sessanta dell’Ottocento, come per esempio il grande quadro di Sisley del 1867, ed esposto al Salon di quell’anno, Il sentiero dei castagni a la Celle-Saint-Cloud, o certe vedute di villaggi in Normandia realizzate da Monet tra l’altro a Honfleur a metà di quel decennio, ma poi prendendo l’avvio quella strabiliante stagione, gli anni settanta, che sono il pieno e autentico tempo dell’impressionismo. Con Monet, presente in tutto con una quindicina di opere, ovviamente al centro della scena, nel suo transito da Argenteuil a Vétheuil. E accanto a lui le opere di Pissarro e Sisley, di Cézanne e Renoir, Guillaumin e Morisot, Gauguin e Van Gogh. I dipinti poi di Monet negli anni ottanta, e ugualmente compresi nella mostra, portano verso quel secondo tempo dell’impressionismo che ne genererà la crisi e una forte modificazione. Quando lo stesso Monet, all’apparire sulla scena di Seurat, leggermente imiterà il suo procedere. Ma quella diventerà un’altra vicenda, sul cui limitare questa mostra s’arresta.
La Fine delle Avanguardie da De Chirico a Guttuso, a San Marino
“La Fine delle Avanguardie da De Chirico a Guttuso”
A cura di Vittorio Sgarbi
Dal 29 Luglio al 12 Settembre 2010
Galleria San Marino – Palazzo Arzilli, in Contrada Santa Croce 22.
La mostra ripercorre un periodo che va dal 1920 al 1960; sono state scelte un totale di ventisei opere da esporre al pubblico, prese dai grandi artisti del novecento storico italiano.
Si potranno ammirare famossisime opere di De Chirico, Perilli, Marini, De Pisis, Gentilini, Severini, Balla, Sironi, Rosai, Campigli, Casorati, Mafai, Dorazio, Tamburi, Pirandello fino a Guttuso.
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« Se durante la visita a un museo di scultura antica entriamo in una sala deserta, ci capita spesso che le statue ci appaiono sotto un aspetto nuovo. La statua eretta su di un palazzo o un tempio, ovvero al centro di un giardino o di una pubblica piazza, ci si presenta sotto diversi aspetti metafisici. Nel caso del palazzo, dove si staglia contro il cielo meridionale, essa ha qualcosa di omerico, un piacere severo e distaccato, con una punta di malinconia. Sulla piazza ha sempre un aspetto eccezionale, soprattutto se poggia su un piedestallo basso, in modo che sembri confondersi con la folla dei passanti, coinvolta nel ritmo della vita cittadina di tutti i giorni. Nel museo assume un aspetto ancora differente: ci colpisce per quel che ha di irreale.
È già stato osservato più di una volta l’aspetto curioso che riescono ad acquistare letti, armadi, specchiere, divani, tavoli, quando ce li troviamo improvvisamente dinnanzi sulla strada, in uno scenario nel quale non siamo abituati a vederli: come accade in occasione di un trasloco, oppure in certi quartieri dove mercanti e rivenditori espongono fuori dalla porta, sul marciapiede, i pezzi principali della loro mercanzia. Tutti questi mobili ci appaiono sotto una luce nuova, raccolti in una strana solitudine: una profonda intimità nasce tra loro, e si direbbe che un misterioso senso di felicità serpeggi in questo spazio ristretto da loro occupato sul marciapiede, nel bel mezzo della vita animata della città e del continuo andirivieni della gente; un’immensa e strana felicità si sprigiona in quest’isola benedetta e misteriosa contro cui si scatenerebbero invano i flutti strepitosi dell’oceano in tempesta.
I mobili sottratti all’atmosfera che regna nelle nostre case ed esposti all’aperto suscitano in noi un’emozione che ci fa vedere anche la strada sotto una luce nuova. Una profonda impressione ci possono suscitare anche dei mobili disposti in un paesaggio deserto. Immaginiamoci una poltrona, un divano, delle seggiole, radunate in una piana della Grecia, deserta e ricoperta di rovine, oppure nelle prateria anonime della lontana America. Per contrasto anche l’ambiente naturale tutt’intorno assume un aspetto prima sconosciuto. »
(Giorgio de Chirico, Statues, meubles et généraux, 1927)
Caspar David Friedrich
“L’unica vera sorgente dell’arte è il nostro cuore, il linguaggio di un animo infallibilmente puro. Un’opera che non sia sgorgata da questa sorgente può essere soltanto artificio. Ogni autentica opera d’arte viene concepita in un’ora santa e partorita in un’ora felice, spesso senza che lo stesso artista ne sia consapevole, per l’impulso interiore del cuore.” – Caspar David Friedrich
Caspar David Friedrich (Greifswald, 5 settembre 1774 – Dresda, 7 maggio 1840) è stato un pittore tedesco, esponente dell’arte romantica. L’artista, uno dei più importanti rappresentanti del “paesaggio simbolico”, basava la sua pittura su un’attenta osservazione dei paesaggi della Germania e soprattutto dei loro effetti di luce; permeandoli di umori romantici. (wikipedia)
Hans Memling – Giudizio universale
(Sąd Ostateczny, Das Jüngste Gericht, The Last Judgment, Giudizio universale)
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Il trittico fu commissionato da Angelo Tani, direttore della Banca Medici a Bruges, e dalla moglie Caterina Tanagli, i cui nomi furono identificati dagli stemmi di famiglia dipinti nei due pannelli. Diretta a Firenze su una nave appartenente ai Medici, questa fu assalita mentre navigava nella Manica dal corsaro di Danzica, Paul Benecke, il 27 aprile 1473, il quale donò l’opera alla Cattedrale della sua città.
La data di compimento dell’opera va pertanto inserita nel periodo compreso tra il 1466, anno nel quale i due committenti si sposarono a Firenze, e il 1473: attribuita per la prima volta a Memling nel 1843, la sua paternità è unanimemente riconosciuta ed è considerata, unitamente al Reliquiario di sant’Orsola, il suo capolavoro. Mentre Stendhal la definì «una crosta della scuola tedesca», il Voll vede nell’opera senso artistico ed energia poetica, lontana da virtuosismi esteriori. Proprio dal confronto con il celebre Giudizio universale del van der Weyden, al quale Memling si ispira, «si vede quanto Memling fosse più progredito: Rogier suddivise la scena in nove tavole che non hanno un nesso molto organico tra di loro, mentre Memling concepisce la superficie del quadro come un tutto unitario; in Rogier troviamo ancora chiaramente il rapporto con le sculture medievali, mentre Memling persegue compiti puramente pittorici; Rogier, infine, si accostò soltanto con grande cautela al problema del nudo, invece il maestro della fine del secolo si distingue proprio per aver dato con particolare predilezione, in questo soggetto più che mai adatto allo scopo, un numero per quanto possibile alto di movimentati nudi maschili e femminili», rilevando altresì la loro «foggia morbida ed elegante» e la «toccante espressione del viso». (wikipedia)
Sąd Ostateczny
(Illustrazioni di Alfred Kubin sul Dies Irae di Karl Jenkins)







