Filippo Venturi Photography | Blog

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Davide Reviati – Morti di sonno

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Davide Reviati - Morti di sonno (copertina)

Davide Reviati - Morti di sonno (copertina)

Grazie Vanessa.

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Esce per Coconino Press l’intenso e poetico romanzo a fumetti dell’autore di Ravenna. Le storie di un gruppo di ragazzini di provincia, figli di operai, cresciuti all’ombra minacciosa del Petrolchimico: tra sogni, speranze, paure e interminabili partite di calcio.
C’è Rino, il narratore della storia, detto “Koper” per via delle orecchie a sventola come le antenne di Tv Capodistria. E poi tanti altri ragazzini: i fratelli Lo Cicero, Rolfo, Gino “Scartigno”, Lario lo spaccone, Ivano che dribbla e gioca come il mitico Cruyff… Corrono a perdifiato durante interminabili partite di calcio e crescono insieme nel microcosmo del Villaggio Anic di Ravenna, il quartiere popolare voluto da Enrico Mattei per i lavoratori del petrolchimico Eni, nato nel 1958. I figli degli operai vivono la loro infanzia all’ombra minacciosa del maxi-stabilimento: ogni tanto suona l’allarme per qualche fuga di gas tossici e la gente si deve chiudere in casa, ogni tanto si scopre che il fiume è più nero del solito, qualche volta un padre di famiglia si ammala e muore. È la storia di Morti di sonno, il nuovo graphic novel di Davide Reviati pubblicato da Coconino Press: un romanzo di formazione duro e intenso, poetico e struggente. Un libro a fumetti sul filo della memoria, che affronta con una narrazione cruda ed efficace temi come le morti bianche e la tossicodipendenza. Insieme a Rino e ai suoi amici riviviamo la crescita dolorosa di una generazione di ragazzi di provincia. Tra la comparsa dell’eroina e la vittoria dell’Italia ai Campionati del mondo di calcio nel 1982, si consuma una parabola bruciante e indimenticabile. (flashfumetto.it)

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Davide Reviati è nato a Ravenna nel 1966, da famiglia parmense. E’ autore di fumetti, pittore, illustratore, sceneggiatore e storyboard artist.
Frequenta l’Accademia di Belle Arti e il c.f.p. Albe Steiner, dove con altri artisti e scrittori fonda il gruppo VACA (vari cervelli associati), che si occuperà di editoria e di cinema, producendo tre lungometraggi.
Pubblica su varie riviste come “Blue”, “Animals”, “Il mucchio selvaggio”, “La Nuova Ecologia”, “Kaos”, “Inguine MAH!gazine”, “Nonzi”, “Selene”, “Interzona”, “Tratti”.
Dalla fine degli anni Ottanta illustra diversi libri, tra cui L’hospidale de’ pazzi incurabili (1990) e Bestiario dell’impiegatto (2001). Opera prima come autore di fumetti è il minicomic Ahi Ahi Anselma (1995), seguita dai libri Drug Lion ~ i sogni e le stelle (2002) e da Un’avventura di Drug Lion (2003), una storia sul conformismo e la libertà d’espressione.
Contemporaneamente a fumetti e illustrazioni, si dedica alla pittura. Nel 2003 una serie di dipinti sull’infanzia, ai quali lavora da tempo, ispirano il progetto Bambini – azione di teatro, pittura e luce, che debutta al 33° festival Santarcangelo dei Teatri.
Dal 1996 collabora alla sceneggiatura e realizza storyboard per i lungometraggi Tanabèss (1996), Tizca ~ gli uccelli dipinti del Caucaso (1999) e Berbablù (2003).
Nel 2009 pubblica il romanzo a fumetti Morti di sonno per Coconino Press. Caso editoriale dell’anno per consenso di critica e di pubblico, riceve diversi riconoscimenti, tra cui il “Premio Attilio Micheluzzi” come miglior fumetto alla XII edizione del Salone internazionale di Napoli, Comicon 2010 e il “Premio Romics” come miglior libro di scuola italiana alla IX edizione del Festival del fumetto, dell’animazione e dei games di Roma, Romics 2009. Sempre nel 2009 esce un altro libro a fumetti: Dimenticare Tiananmen (Becco Giallo Editore), dedicato alla memoria dei caduti nell’omonima piazza di Pechino nella strage del 1989.
Dal 1990 ad oggi partecipa a varie esposizioni collettive e personali. Vive a Ravenna. (flashfumetto.it)

Davide Reviati - Morti di sonno (una tavola del fumetto)

Davide Reviati - Morti di sonno (una tavola del fumetto)

Written by filippo

1 novembre 2010 at 2:34 PM

Pubblicato su Arte, Fumetti

Umberto Eco – Storia della bruttezza e della bellezza

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Umberto Eco - Storia della bellezza e Storia della bruttezza

Umberto Eco - Storia della bellezza e Storia della bruttezza

“Il bello ha dei canoni precisi, il brutto, invece, lascia spazio all’immaginazione, perché può ispirare sia disgusto sia pietà. E ogni epoca ha le sue regole.” (Umberto Eco)

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Molto stranamente (ma assai opportunamente) le genesi e la struttura della Storia della Bellezza non è simmetrica all’altro volume. Del resto Bruttezza e Bellezza sono spesso opposti ma anche talvolta vicini e non sempre necessariamente contrari. I volumi partono e prevalgono dall’arte figurativa per ampliarsi senza spocchiose esclusioni in antologia letteraria fumettistica o cinematografica.

Sebbene in un mondo ideale un tale volume sarebbe edito in formato A2 corredato di leggio in rovere e ciliegio intarsiati e vetrata di Murano orientata a nord, offre nodimeno buone dimensioni e buona qualità di carta e stampa.

Colonna sonora: Carmen McRae – anche random, anche shuffle play

(Da un commento su anobii.com)

Written by filippo

23 ottobre 2010 at 9:12 am

Pubblicato su Arte, Libri

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

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Gustave Dorè - E quindi uscimmo a riveder le stelle.

Gustave Dorè - E quindi uscimmo a riveder le stelle.

E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV, 139), è l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Dopo aver faticosamente attraversato la natural burella che collega l’Inferno alla spiaggia dell’Antipurgatorio, Dante e Virgilio alla fine contemplano lo stellato cielo notturno dell’altro emisfero: è un presagio del nuovo cammino di luce e di speranza dopo le tenebre precedenti, “come pura felicità dello sguardo”. (wikipedia)

Written by filippo

15 ottobre 2010 at 2:00 PM

Pubblicato su Arte, Libri

Marco Goldin presenta a Forlì la mostra “Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon”

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Marco Goldin presenta a Forlì la mostra “Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon”

Marco Goldin presenta a Forlì la mostra “Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon”

Giovedì 14 ottobre 2010, ore 21.00
Auditorium Cariromagna – Via Flavio Biondo 16, Forlì
Serata di presentazione in anteprima della mostra:
“Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon“.

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Gentili amici,

dopo la felicissima esperienza dello scorso anno, quando l’Auditorium Cariromagna di Forlì era gremito in ogni ordine di posti per la presentazione della prima grande mostra in Castel Sismondo a Rimini, anche in questo 2010 ho ricevuto il cortese e gradito invito da parte del Club Unesco di Forlì, e del suo presidente Gianquitto, a illustrare la nuova mostra sempre in Castel Sismondo a Rimini.

Per cui invito tutti coloro che siano interessati giovedì 14 ottobre 2010 alle ore 21 (apertura Auditorium ore 20.30), presso l’Auditorium Cariromagna di Forlì (via Flavio Biondo, 16), alla presentazione della mostra “PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI. IMPRESSIONISMO CONTRO SALON”.

Sarà come sempre un racconto per nulla cattedratico e istituzionale sulla pittura, anche con il ricorso che farò a un’ampia selezione di immagini tra le cento opere che compongono la mostra, tra dipinti, sculture, incisioni e rarissime fotografie originali del XIX secolo. A dire la miracolosa situazione della Parigi del secondo Ottocento, tra la pittura accademica del Salon e l’impressionismo come avanguardia del suo tempo. Con opere che a Rimini si vedranno di Manet e Monet, di Gauguin e Van Gogh, di Sisley e Pissarro, di Caillebotte e Cézanne, di Renoir e Guillaumin. Assieme agli straordinari pittori di Barbizon da Corot a Courbet, da Rousseau e Millet, assieme alle sculture di Rodin e ai fascinosi pittori del Salon da Ingres a Bouguereau.

Vi aspetto dunque a Forlì per la presentazione e poi a Rimini in mostra.

Sempre grato per come ci seguite, vi invio il mio saluto più cordiale.

Marco Goldin

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Avevo già seguito gli eventi organizzati da Marco Goldin nei seguenti post:

Written by filippo

14 ottobre 2010 at 7:34 am

Pubblicato su Arte, Mostre e musei

Chardin, il pittore del silenzio

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Jean Baptiste Simeon Chardin - Water Glass & Jug

Jean Baptiste Simeon Chardin - Water Glass & Jug

Chardin, il pittore del silenzio

Ferrara
Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I D’Este, 21
17 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011

Madrid
Museo Nacional del Prado
Calle Ruiz de Alarcón, 23
28 febbraio – 29 maggio 2011

Orari di apertura
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso:
9.00-19.00 orario continuato
Aperto anche: 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
(la biglietteria chiude 30 minuti prima)

Biglietto d’ingresso
Intero: euro 10,00
Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate, visitatori con biglietto del Museo Archeologico Nazionale, del Museo di Casa Romei, della Pinacoteca Nazionale di Ferrara e del Castello Estense, possessori del biglietto ferroviario per Ferrara)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa
Cani non ammessi in mostra

Jean Baptiste Simeon Chardin - The Silver Tureen

Jean Baptiste Simeon Chardin - The Silver Tureen

Scrivendo al fratello Theo nel 1885, Vincent Van Gogh esprimeva la sua ammirazione per Jean Siméon Chardin (1699-1779), un artista che egli riteneva «grande come Rembrandt». Protagonista dell’arte francese del XVIII secolo, Chardin è stato uno dei più importanti pittori di tutti i tempi ed ha esercitato un’influenza profonda e duratura su alcuni dei principali maestri della modernità, da Cézanne a Matisse, da Braque a Morandi.
Palazzo dei Diamanti presenta la prima mostra italiana dedicata a questo eccelso poeta del quotidiano e cantore sensibile dei gesti delle persone comuni. La rassegna, curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto dell’artista, è organizzata in collaborazione con il Museo del Prado che la ospiterà dopo il debutto ferrarese.

Figlio di un artigiano, Chardin si avvicina alla pittura seguendo solo in parte i percorsi tradizionali. Entrato presto come apprendista nello studio di un pittore di storia, al contrario dei suoi colleghi non farà mai il viaggio d’istruzione in Italia, preferendo l’osservazione diretta del vero allo studio dei grandi maestri del passato: «Bisogna che dimentichi tutto quello che ho visto, e persino la maniera con cui questi oggetti sono stati trattati da altri», affermava l’artista, cercando un modo nuovo di guardare la realtà e di dipingerla.

La scelta del genere della natura morta, all’epoca considerato minore, non ne vincola il successo e Chardin si impone presto sulla competitiva scena parigina. Nel 1728 viene infatti ammesso alla Accademia Reale di pittura e scultura a cui aveva sottoposto la propria candidatura presentando alcuni dipinti che, per i loro superbi colori e per la straordinaria resa della luce che crea degli effetti magici, parte della commissione scambia per dipinti fiamminghi del secolo precedente: ulteriore testimonianza di quanto la pittura di Chardin rappresentasse un caso nella Francia della prima metà del Settecento.

Gli anni successivi vedono Chardin impegnato nella realizzazione di nature morte con oggetti di uso domestico o legati ad attività dei ceti sociali più elevati, come la musica o la caccia. La resa del vero e gli effetti della luce divengono la preoccupazione principale dell’artista. Esemplari, in questo senso, sono opere realizzate intorno alla fine del secondo decennio del secolo, come il Cesto di prugne, bottiglia e bicchiere d’acqua mezzi pieni, e due cetrioli , in cui si può ammirare la trasparenza del bicchiere, o la Lepre morta con carniere e sacca per polvere da sparo, in cui il corpo esanime dell’animale si concede allo sguardo dello spettatore in tutta la sua commovente verità. Attorno al 1734 si colloca un altro capolavoro dell’artista: Mortaio con pestello, una ciotola, due cipolle, paiolo di rame e coltello, un’opera semplice e al tempo stesso monumentale, che testimonia della capacità del pittore di far scaturire una misteriosa bellezza anche dalle composizioni più essenziali.

A partire dal 1733, Chardin estende la propria ricerca alla figura umana. Nascono così raffinati capolavori che trasmettono la tenerezza e la delicatezza con cui l’artista ritrasse i propri soggetti. Chardin dipinge quadri di genere rifuggendo dal particolare pittoresco e componendo scene in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese sono perlopiù raffigurati nello svolgimento di semplici attività quotidiane. Uno dei temi prediletti dall’artista è la rappresentazione delle occupazioni ludiche dei giovani, come in Bolle di sapone e in Bambina che gioca col volano. Il primo dipinto, di cui in mostra si potranno ammirare e confrontare le tre versioni realizzate dal pittore, raffigura uno dei soggetti più fortunati e popolari di Chardin, ed esemplifica perfettamente la sua straordinaria sensibilità nel rappresentare l’infanzia e l’adolescenza, con il bambino più piccolo che si alza sulla punta dei piedi per guardare incantato la bolla di sapone creata dal giovane in primo piano. Il secondo dipinto, datato 1737 ed esposto al Salon quello stesso anno, esprime invece il lirismo chardiniano attraverso un equilibro sapiente, che coniuga la semplicità della composizione e la delicatezza dei colori con la soave concentrazione della bambina. Dedicato a un tema analogo, Giovane disegnatore venne esposto al Salon del 1738. Qui Chardin dà vita a una dolce sinfonia di colori che vede il rosso delle guance del fanciullo richiamare quello del nastro della cartella da disegno, mentre l’azzurro del grembiule ricorda quello del foglio.

Il Garzone d’osteria e la Sguattera, soggetti più volte indagati dal pittore, appartengono invece alle rappresentazioni di personaggi dei ceti più umili. Nel Garzone (1735-36) Chardin recupera accorgimenti compositivi della tradizione seicentesca, con esiti assolutamente moderni. Concentrando la luce sul primo piano e lasciando lo sfondo indeterminato e in ombra, egli dà il massimo risalto alla figura del giovane e ai suoi utensili, cosicché la brocca, i catini e la bottiglia acquisiscono la stessa centralità e importanza che Caravaggio aveva dato agli attributi dei martiri e dei santi. La Sguattera, dipinta nel 1738, è invece una sorta di omaggio a Vermeer, pittore del quale Chardin era considerato l’erede. Questa volta, la protagonista non è colta nel vivo dell’azione, ma in un breve momento di pausa, in una sorta di “tempo morto”, durante il quale il suo sguardo si perde al di fuori del quadro, suggerendo un senso di attesa.
Di tutt’altra natura sono opere come la Scimmia pittore e la Scimmia antiquario, esposte al Salon nel 1740. In questi dipinti curiosi e irriverenti l’artista si misura con un genere allora assai in voga, quello delle “singeries” di matrice fiamminga, composizioni satiriche in cui sono raffigurate delle scimmie in atteggiamenti umani.

Alla fine degli anni Quaranta Chardin torna a dipingere esclusivamente nature morte. Questa nuova fase vede intensificarsi l’indagine sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce sugli oggetti. Il tocco si fa ora ancor più minuzioso, le forme sono animate da pennellate vibranti che quasi scompongono la materia. Chardin aveva anticipato questo nuovo spirito in un capolavoro del 1737, Necessaire per fumatore, intensificando questa ricerca nel più tardo e straordinario Mazzo di fiori (c. 1755), tra gli esiti più alti della sua arte. L’eccezionale freschezza di esecuzione e la tavolozza dai colori audaci del Mazzo di fiori appaiono del tutto inedite rispetto alle opere dei suoi contemporanei, e costituiscono l’ulteriore riprova della invariata capacità di Chardin di indagare la realtà attraverso la pittura. Analogamente, le nature morte degli anni Sessanta (Il paniere di fragole di bosco del 1761 e Uva e melagrane del 1763), seppure con una più intensa drammatizzazione nei colori, appaiono all’occhio dello spettatore come dei piccoli universi da esplorare lasciandosi sedurre dai riflessi della frutta nel vetro e nell’acqua o dal freddo fulgore di un vaso di maiolica.

Il notevole successo della rivoluzionaria pittura di Chardin tra il 1730 ed il 1760 è registrato dalle reazioni del pubblico alle tele che l’artista espone al Salon a partire dal 1737 e, con grande regolarità, negli anni successivi. I pareri entusiasti di alcuni intellettuali, primo fra tutti Denis Diderot, e le incisioni che Cochin e Lépicié trassero dalle sue opere, creano nella Francia del tempo un vero e proprio “caso Chardin”, esaltato per il realismo della sua arte che sovverte la gerarchia dei generi pittorici allora in voga. Tra gli estimatori troviamo anche il re di Francia Luigi XV, al quale il pittore donerà capolavori di intensa e commovente intimità come la Madre laboriosa e il Benedicite, ricevendo in cambio la stima del sovrano e, nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al Louvre.
Verso il 1770 i problemi di salute lo inducono a rallentare l’attività e ad abbandonare progressivamente la tecnica ad olio, ma la strada verso il grande naturalismo ottocentesco era ormai aperta. Si conclude così la lunga carriera di un artista che per tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo di conoscenza della realtà, evitando con cura i contenuti aneddotici, e mirando a raggiungere un’arte senza tempo che riflettesse un’armoniosa perfezione tra forma ed emozione.

Jean Baptiste Simeon Chardin - The Soap Bubble

Jean Baptiste Simeon Chardin - The Soap Bubble

Fonte: palazzodiamanti.it

Written by filippo

13 ottobre 2010 at 9:35 am

Pubblicato su Arte, Mostre e musei