Hans Memling – Giudizio universale
(Sąd Ostateczny, Das Jüngste Gericht, The Last Judgment, Giudizio universale)
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Il trittico fu commissionato da Angelo Tani, direttore della Banca Medici a Bruges, e dalla moglie Caterina Tanagli, i cui nomi furono identificati dagli stemmi di famiglia dipinti nei due pannelli. Diretta a Firenze su una nave appartenente ai Medici, questa fu assalita mentre navigava nella Manica dal corsaro di Danzica, Paul Benecke, il 27 aprile 1473, il quale donò l’opera alla Cattedrale della sua città.
La data di compimento dell’opera va pertanto inserita nel periodo compreso tra il 1466, anno nel quale i due committenti si sposarono a Firenze, e il 1473: attribuita per la prima volta a Memling nel 1843, la sua paternità è unanimemente riconosciuta ed è considerata, unitamente al Reliquiario di sant’Orsola, il suo capolavoro. Mentre Stendhal la definì «una crosta della scuola tedesca», il Voll vede nell’opera senso artistico ed energia poetica, lontana da virtuosismi esteriori. Proprio dal confronto con il celebre Giudizio universale del van der Weyden, al quale Memling si ispira, «si vede quanto Memling fosse più progredito: Rogier suddivise la scena in nove tavole che non hanno un nesso molto organico tra di loro, mentre Memling concepisce la superficie del quadro come un tutto unitario; in Rogier troviamo ancora chiaramente il rapporto con le sculture medievali, mentre Memling persegue compiti puramente pittorici; Rogier, infine, si accostò soltanto con grande cautela al problema del nudo, invece il maestro della fine del secolo si distingue proprio per aver dato con particolare predilezione, in questo soggetto più che mai adatto allo scopo, un numero per quanto possibile alto di movimentati nudi maschili e femminili», rilevando altresì la loro «foggia morbida ed elegante» e la «toccante espressione del viso». (wikipedia)
Sąd Ostateczny
(Illustrazioni di Alfred Kubin sul Dies Irae di Karl Jenkins)
Mimmo Jodice – Figure del mare (Mostra fotografica a Capri)
Mimmo Jodice, “Figure del Mare”
A cura di Roberta Valtorta
Certosa di San Giacomo, Stanze del Priore, Capri
Periodo: dal 10 luglio al 4 settembre 2010
Mimmo Jodice è uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea, la cui opera è riconosciuta a livello internazionale. Dalle prime sperimentazioni sui codici, le tecniche, i concetti della fotografia, alle indagini sui mali sociali di Napoli e del Sud dell’Italia.
Dal lungo lavoro sulla complessità del paesaggio contemporaneo e sulle grandi città di molte parti del mondo, all’approfondimento del tema dell’archeologia, dell’arte antica, della cultura del Mediterraneo, fino alla narrazione del mare come luogo assoluto, la sua opera vasta e intensa attraversa più di quattro decenni.
Questa mostra, in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo raccoglie la riflessione più profonda e più recente dell’artista, nella quale due grandi temi si intrecciano: la visione del mare come luogo del vuoto, dell’assenza di paesaggio, del silenzio, della sospensione temporale come risposta al caos della vita contemporanea; la persistenza del passato nel presente, attraverso la rappresentazione di frammenti di corpi e di volti di sculture della classicità, resti dell’antica civiltà del Mediterraneo che il mare stesso si è incaricato di conservare, rimodellare e infine restituirci.
Il Mediterraneo, ventre e laboratorio di storia e di cultura, è per Jodice un luogo sentimentale e mentale che gli permette di portare a piena espressione, nella stagione della maturità, la coincidenza tra immagine ed emozione che aveva caratterizzato le irrequiete ricerche dei suoi esordi.
Il titolo della mostra, Figure del mare, indica non solo la plasticità di questi antichi volti e corpi restituiti dall’acqua, ma anche il mare stesso come vera e propria figura che appartiene profondamente al pensiero e alla visionarietà di Jodice, artista lontano da un’idea di fotografia come strumento descrittivo e documentario e invece da sempre sostenitore di un tipo di immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile.
LeRoy Grannis, Surf Photography of the 1960s and 1970s
“When most surf photographers were shooting from the beach with telephoto lenses, LeRoy Grannis was living the sport. His action shots capture the kinetic exhilaration of the waves.”
– Men’s Health, New York
LeRoy ‘Granny’ Grannis (born August 12, 1917) is a retired photographer. His portfolio of photography of surfing and related sea images from the 1960s enjoys a reputation that led The New York Times to dub him “the godfather of surfphotography.” He was born in Hermosa Beach, California. (wikipedia)
LeRoy Grannis, Surf Photography of the 1960s and 1970s
Heimann, Jim (Editor) – Barilotti, Steve / Grannis, LeRoy
Hardcover, 24 x 31.5 cm (9.4 x 12.4 in.), 256 pages – $ 19.99
ISBN: 978-3-8365-2397-4
Multilingual Edition: English, French, German
Availability: September 2010
taschen.com
Enjoy (Gay) Rugby in the Capital of Love
Mi ha molto colpito questa campagna pubblicitaria del 2007, che ho scoperto di recente.
Per altre foto sul rugby, vedi il mio blog fotografico dedicato al rugby: www.rugbyphotographer.org
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I parigini scelgono il rugby gay per attirare gli spettatori
(23/07/2007)
E’ risaputo: Parigi è la capitale dell’amore. Quest’autunno, proprio questa capitale, come il resto del paese, diventerà anche la città del Rugby attraverso l’organizzazione della Coppa del Mondo, dal 7 settembre al 20 ottobre.
Ebbene, per l’occasione, il Comitato Regionale del Turismo dell’Ile de France ha lanciato una campagna pubblicitaria sulla stampa inglese e sui muri della metropolitana londinese che sta facendo discutere parecchio.
“Enjoy rugby in the capital of love” si legge sui manifesti in questione. E si vedono due squadre di rugby (una in divisa blu, come quella dei Francesi, e l’altra, fatta da bei ragazzotti muscolosi, con delle maglie bianche come la squadra inglese) nel bel mezzo di un’ammucchiata. Presi nell’abbraccio agonistico, tuttavia, i due avversari non sembrano affatto provare nessuna forma di odio l’uno verso l’altro, visto che le due prime linee si abbraccio e si baciano appassionatamente in bocca, mentre quelli dietro si toccano in modo equivoco, con mani sui sederi e sotto le magliette dei compagni.
Per l’ufficio del turismo, l’obiettivo è stato raggiunto. La pubblicità ha fatto parlare di sè al di là della Manica. In un paese in cui l’omosessualità nello sport rimane largamente un tabù, nessun giornale si è rifiutato di pubblicare la pubblicità nelle sue pagine.
L’Europa, ancora una volta, ci ha dato una lezione di civiltà e chi, dalle nostre parti, si è scandalizzato per la pubblicità del Gay Village con gli orsetti, dovrebbe veramente vergognarsi.
Secondo il giornale gay Tetu, l’edizione del Times tuttavia è stata bloccata alla dogana dell’Emirato arabo di Dubai dalla commissione di censuale, fin quando non è stato dato il consenso ritenendo che “questa pubblicità rappresenta uno sporto di contatto. In realtà i giocatori non si abbracciano in un atto quasi sessuale, ma sembrano piuttosto essere sul punto di mordersi”.
Insomma, anche dove esiste una qualche forma di censura, la ragionevolezza e l’intelligenza riescono a far trovare degli escamotage (anche se veramente assurdi) per riuscire a sorridere su una bella trovata pubblicitaria.
La Moratti, forse, dovrebbe andare a prendere lezioni a Dubai…
Fonte: queerway.it





















