Filippo Venturi Photography | Blog

Documentary Photographer

Fotografi, Fotoamatori e Frustrazioni

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Fotografi, Fotoamatori e Frustrazioni

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Mi capita sempre più spesso di leggere nei social network gli sfoghi, in particolare dei fotografi, sulla mediocrità altrui. A volte ci sono veri e propri articoli, quasi dei saggi, scritti in blog o siti che illustrano le mancanze dei colleghi (o aspiranti tali) e, soprattutto, la frustrazione dell’autore.

Frustrazione.
Una di quelle parole che ferisce profondamento la persona che si ritrova accostata a questo sostantivo.
Per scendere subito dal piedistallo dove qualcuno immagina che io pretenda di ergermi, ammetto di averla provata, più volte, anche in forme diverse.

Posso quindi dire di poter capire o immaginare cosa spinga alcuni fotografi a scrivere certe cose. Chi non ha visto lavori discutibili realizzati anche per committenti prestigiosi? Chi non ha strabuzzato gli occhi vedendo i vincitori di alcuni premi o concorsi?

Ma qual è l’effetto sugli spettatori del manifestare pubblicamente questo tipo di frustrazione?
Provo a rispondere.

1) Questo è un professionista che si incazza coi non professionisti perchè sognano di diventare dei buoni o addirittura dei grandi fotografi e non si accorgono della bassa qualità di quel che producono. Alcuni di questi, peraltro, fanno dei lavori gratuitamente o per cifre irrisorie, stravolgendo le regole di mercato e il ruolo delicato del fotografo (P.S. il committente che si accontenta di fotografie gratuite non fa parte del mercato, perchè non pagherebbe un professionista, rimarrebbe fuori dalle regole di domanda e offerta).

2) Questo è un professionista che si incazza perchè la qualità del suo lavoro non viene ben distinta da quella di un fotoamatore.

3) Questo è un personaggio supponente che cerca commenti solidali dai propri amici su un social network.

4) Questo è uno che ha freinteso l’ambito e i risvolti del “Purchè se ne parli” e non considera i contenuti delle chiacchiere a cui dà il via.

L’unica certezza è che, un domani, sarà più probabile pentirsi di certe esternazioni, mentre non vedo particolari vantaggi, se non lo sfogarsi di per sè, cosa che sarebbe comunque meglio fare in privato con qualche amico o col proprio partner.

Proviamo a pensarci… quanti dei Grandi a cui ci ispiriamo nei vari campi artistici si sono messi a polemizzare in modo simile?

Prendiamo Stanley Kubrick, se un giorno veniste a sapere che in una intervista pubblica aveva dichiarato “Gli aspiranti registi mi hanno rotto il cazzo”, che effetto avrebbe sulla vostra opinione di lui? A me verrebbe da pensare “Uno scivolone poco elegante”.

E Stanley probabilmente avrebbe anche potuto permettersi di dare bocciature a destra e a manca, ma sarebbe risultato inopportuno e sono felice che non l’abbia fatto (a quanto mi risulta).

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Written by filippo

5 November 2014 at 8:55 am

4 Responses

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  1. …ma non so Filippo… premesso che io non sono un fotografo (ma semplicemente uno che “crea” attraverso il suo iphone), ho un dubbio, che dietro tanta critica (che vedo anch’io su face) ci sia alla fine molta presupponenza. Infine chi è bravo è bravo e prima o poi viene riconosciuto per la sua unicità ed originalità. Chi è mediocre è mediocre e per quanto possa farsi pagare di meno, comunque mediocre resta. Certa presupponenza inoltre, mi sembra proprio tipica dei mediocri (questo in generale, nella vita per così dire). A mio avviso e concludo prima di annoiarti, se una cosa la sai fare, la sai fare e basta. E sarai riconosciuto per ciò che fai. Puo passare del tempo ma così avverra.

    kalosf

    5 November 2014 at 10:17 am

  2. Premetto che non appartengo al mainstream e quindi sono “out”, che non vivo economicamente di fotografia e quindi non ho colleghi che mi perturbino il business, però comunque mi chiedo:
    Frustazioni o invidia per il mancato riconoscimento? Se uno vola alto non vede i “mediocri”. Li vede probabilmente se si sente accomunato a quelli che lui considera mediocri.
    Credo che la migliore scelta sia quella di riuscire a credere in sè stessi e proseguire nella propria ricerca, e come dice Kalosf,… tempo al tempo.

    carlo.dainese

    6 November 2014 at 9:08 pm


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