Filippo Venturi Photography | Blog

Portrait and Documentary Photographer

I supplizianti

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E strappano, sventrano, lacerano, amputano e spezzano e schiacciano e infilzano e mordono finché non resta altro che la sua anima.
– Garth Ennis, Ghost rider

I Supplizianti (foto 1)

I Supplizianti (foto 1)

I Supplizianti (foto 2)

I Supplizianti (foto 2)

I Supplizianti (foto 3)

I Supplizianti (foto 3)

I Supplizianti (foto 4)

I Supplizianti (foto 4)

I Supplizianti (foto 5)

I Supplizianti (foto 5)

I Supplizianti (foto 6)

I Supplizianti (foto 6)

I Supplizianti (foto 7)

I Supplizianti (foto 7)

I Supplizianti (foto 8)

I Supplizianti (foto 8)

I Supplizianti (foto 9)

I Supplizianti (foto 9)

I Supplizianti (foto 10)

I Supplizianti (foto 10)

I Supplizianti (foto 11)

I Supplizianti (foto 11)

Allora i suoi piedi si mossero, non più ubbidendo alla sua mente, bensì all’istinto dell’adorazione.
Percorse il corridoio apertosi fra le creature.
La luce delle torce illuminava solo un tratto esiguo dell’oscurità sconfinata. L’aria sembrava solida, densa com’era dell’odore di terra primeva.
Era lì davanti a lui, il precursore dell’uomo. I suoi occhi, se occhi aveva, lo osservavano.
Il suo corpo tremò, i suoi denti sbatterono.
Kaufman udiva il rumore della sua anatomia: ticchettii, scricciolii, singulti.
L’essere si mosse nell’oscurità.
Il rumore del suo movimento era strabiliante, come quello di una montagna che si drizza a sedere.
Con la testa rovesciata all’indietro, senza sapere cosa stesse facendo o perchè, Kaufman cadde in ginocchio davanti al Padre dei Padri.
Ogni giorno della sua vita aveva condotto a quel giorno, ogni attimo l’aveva avvicinato a quest’incalcolabile momento di sacro terrore.
Era un gigante. Senza testa e senza membra. Senza un solo tratto che avesse analogie con sembianze umane, senza un solo organo che avesse senso o sensi. Se mai lo si fosse potuto paragonare a qualcosa, avrebbe fatto pensare a un branco di pesci. Mille musi si muovevano contemporaneamente, protraendosi e sbocciando e richiudendosi ritmicamente.
Questo fu quanto Kaufman potè vedere ed era più di quando avrebbe voluto vedere. Molte altre cose guizzavano e sbatacchiavano nel buio.
– Clive Barker, Macelleria mobile di mezzanotte

Written by filippo

24 August 2011 at 2:07 am

Posted in Fotografie

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