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Il giorno della memoria

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Giorno della Memoria - Shoa - Olocausto (foto 1)

Giorno della Memoria (foto 1)

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. (wikipedia)

Giorno della Memoria - Shoa - Olocausto (foto 2)

Giorno della Memoria (foto 2)

Cosa resta della memoria quando i memori muoiono?
Cosa resta della colpa quando i colpevoli non ci sono più?

Restano oggetti, tracce, impronte in forma di parole o di luoghi. Restano paesaggi, scenari del teatro della colpa privi dei loro attori. Quinte mute, sparse e ingombranti alle periferie dei nostri panorami quotidiani. Gli oggetti non ricordano, anche quelli f atti per ricordare. Persino le parole, che la trasmettono, non hanno una memoria di sé. I luoghi restano più evidenti e immemori ancora, ma hanno una particolarità: possono essere attraversati col corpo. I luoghi della Shoah sono oggetti che i nostri corpi possono evitare accuratamente, girandovi attorno, senza superarne il recinto, evitando il contagio della loro aura. Oppore possono attraversare per volontà deliberata, per scelta di memoria volontaria, seguendo i fantasmi dei corpi che li attraversarono per obbligo terrificante.
– Michele Smargiassi, Ruggine sul recinto

Giorno della Memoria - Shoa - Olocausto (foto 3)

Giorno della Memoria (foto 3)

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.
– Primo Levi, Se questo è un uomo

Giorno della Memoria - Shoa - Olocausto (foto 4)

Giorno della Memoria (foto 4)

Quest’anno è passato presto. L’anno scorso a quest’ora io ero un uomo libero: fuori legge ma libero, avevo un nome e una famiglia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e alle leggi che governano l’agire umano; e inoltre alle montagne, a cantare, all’amore, alla musica, alla poesia. Avevo una enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l’avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza. Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere.
– Primo Levi, Se questo è un uomo

Written by filippo

29 January 2011 at 1:22 pm

Posted in Attualità, Fotografie

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