Archive for the ‘Libri’ Category
Il raptus letterario

"Zuckerman", di Philip Roth
Dopo lunghi periodi di astinenza, in cui sono consapevole del fatto che, se anche non comprassi più un libro, avrei comunque di che leggere per il resto della vita, ci ricasco.
L’ultimo raptus ha fruttato i seguenti acquisti, in ordine per aspettative:
- “Nove racconti” di J. D. Salinger (di cui ho apprezzato molto “Il giovane Holden”);
- “Zuckerman” di Philip Roth (autore molto apprezzato dalla critica e che voglio conoscere);
- “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini (suggeritomi da più persone);
- “Quell’estate di sangue e di luna” di Eraldo Baldini e Alessandro Fabbri (“Gotico rurale” di Baldini mi è piaciuto molto. Molto);
- “Avvocato di difesa” di Michael Connelly (il mio autore preferito di thriller\polizieschi);
J.D. Salinger, Nove racconti
«Il giovanotto le lasciò andare le caviglie, ritirò le mani e appoggiò una guancia sull’avambraccio destro. – Be’, – disse, – lo sai come vanno queste cose, Sybil. Ero là seduto che stavo suonando. E tu chissà dov’eri, in quel momento. E Sharon Lipschutz è venuta lì e a un certo punto si è messa a sedere vicino a me. Non potevo mica spingerla via, ti pare?
– Sì che potevi.
– Oh no. No. Non potevo fare una cosa simile, – disse il giovanotto. – Ma sai cosa ho fatto, invece?
– Cosa?
– Ho fatto finta che fossi tu».
IT
Buona fortuna, Big Bill, pensò Ben e preferì non guardare più. Ne soffriva, provava un dolore in un luogo così intimo che nessun vampiro o licantropo sarebbe mai riuscito a raggiungere. Se ha da essere così, così sia. Ma tu non l’amerai mai come l’amo io. Mai.
Io non ho mani che mi accarezzino il volto
Serie fotografica Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961 – 1963), di Mario Giacomelli

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 01

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 02

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 03

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 04

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 05

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 06

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 07

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 08

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 09

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 10

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 11

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 12

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 13

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 14

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 15
Fonte: www.mariogiacomelli.it
Padre David Maria Turoldo, Io non ho mani
Io non ho mani che mi accarezzino il volto
(duro è l’ufficio di queste parole che non
conoscono amori), non so le dolcezze dei
vostri abbandoni:
ho dovuto essere custode della vostra
solitudine.
Sono salvatore di ore perdute.
Fonte: www.omero.it
Mario Giacomelli. La mia vita intera
Il mio ultimo acquisto: “Mario Giacomelli. La mia vita intera“, a cura di Simona Guerra

"Mario Giacomelli. La mia vita intera" a cura di Simona Guerra
La vita di Mario Giacomelli è stata quella di un uomo speciale, ma di un uomo, prima ancora di essere quella di un celebre fotografo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Un uomo con le stesse paure di milioni di altri uomini, con le stesse domande senza risposte; una persona che nella vita ha affrontato nascite e morti, e che ha avuto gli stessi problemi di tutti i giorni di chiunque altro. Un’esistenza sensibile, che ha scelto la strada della fotografia e della poesia, con le quali egli ha condiviso la sua vita in modo semplice -non facile – puntando al cuore delle cose, alla sostanza; un uomo che ha evitato il superfluo, che è uscito dalla “folla” con le sue immagini apprezzate in tutto il mondo, che ha sempre preferito, alle pubbliche relazioni e alla vita dei grandi centri d’arte del mondo, la pace della sua piccola città e il profilo dolce delle sue colline, che non ha mai smesso, fino alla fine, di fotografare.
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Mario Giacomelli (Senigallia, 1º agosto 1925 – Senigallia, 25 novembre 2000) è stato un tipografo, fotografo, poeta pittore italiano.
Giacomelli lavorò per tutta la vita nella “Tipografia Marchigiana” e si dedicò alla fotografia (e in gioventù anche alla pittura e alla poesia) soltanto nel tempo libero e tutti i giorni dopo cena, fotografando inizialmente i dintorni di Senigallia, dove visse, quindi stampando provini non a contatto. Dal provino, con una lente, individuava il punto interessante e lo andava ad ingrandire poi stampava un 30×40 cm. Le sue immagini sono molto importanti per tutta la storia della fotografia.Dopo il 1955, ma soprattutto dopo che il MOMA di New York acquistò la serie Scanno, nel 1963, acquisì grande fama in Italia e all’estero.
Nelle sue foto, sempre in bianco e nero, di cui curò personalmente la stampa fino a portare a galla i segni che lo interessano, la realtà viene trasfigurata in idee e sensazioni superando il dibattito allora in corso nella fotografia italiana tra formalisti e neorealisti.
Il segno che ottenne nelle sue stampe è molto forte, i neri sono molto carichi, il forte contrasto porta a galla i grafismi, la grana è evidente. Le sue foto rappresentano un mondo ugualmente diviso tra amore e sofferenza sia che si tratti di paesaggi che di lavori a sfondo sociale.
Fonte: Wikipedia
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Serie fotografica Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1954 – 1956), di Mario Giacomelli

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 01

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 02

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 03

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 04

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 05

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 06

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 07

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 08

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 09

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 10

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 11

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Foto 12
Fonte: www.mariogiacomelli.it
Cesare Pavese, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.22 marzo ’50
Fonte: www.classicitaliani.it