Filippo Venturi Photography | Blog

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Nino Cannizzaro

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Un paio di foto, fra quelle che ho visto ultimamente, che mi hanno colpito.

Nino Cannizzaro

Nino Cannizzaro

Nino Cannizzaro

Nino Cannizzaro

Sito ufficiale: www.ninocannizzaro.com
Fonte: www.clickblog.it

Nino Cannizzaro è un figlio di quella Sicilia che ti senti dentro per tutta la vita, ovunque vai, qualsiasi cosa fai e il suo sguardo è come la sua terra, ricco di contraddizioni intense e senza mezze misure, intriso di luci abbaglianti e ombre profonde, incline alla sperimentazione e ricco delle sfumature di una cultura senza tempo che cresce rimanendo attaccata alle tradizioni rurali e popolari, all’odore del mare, al calore della terra bruciata dal sole.

Dopo tanto tempo passato ad osservare, nel 2006 Nino comincia a fotografare e ad elaborare le sue immagini piene di sfocature, sovrapposizioni, potenti déjà-vu, tracce eteree di un ricordo, silhouette di quello che preferiamo guardare da lontano o ricordare in modo poco definito.

Nelle sue foto c’è lo sguardo velato da un pianto o dalla pioggia battente, c’è la visione sdoppiata e poco lucida che investe certi momenti della vita, c’è quello che si può ricordare di certe immagini chiudendo gli occhi e rimanendo in ascolto degli altri sensi, ci sono gli aloni di una visione appena scomparsa, il ricordo di un passaggio che non abbiamo colto del tutto ma ha lasciato un segno indelebile, c’è il movimento della terra che gira intorno a noi in continuazione.

Le immagini di Nino Cannizzaro raccolgono il riverbero di sensazioni ed emozioni che scavano in ognuno di noi quanto nel loro autore, parlano di tutto quello che siamo in grado di ascoltare e mostrano tutto quello che vogliamo sentire. Comunque per soddisfare la mia e la vostra curiosità, Nino ha accettato di rispondere a qualche domanda.

Nino, visto che ti sei avvicinato alla fotografia come mezzo espressivo da autodidatta e relativamente da poco, è inevitabile chiedersi come e da che tipo di esigenze è nata questa passione, se c’erano già avvisaglie che facessero presagire questa tua inclinazione … e quando hai iniziato a consideratala qualcosa di più di una passione?
La Fotografia mi ha sempre incuriosito, sono stato da sempre affascinato dal mondo fotografico e dai suoi maestri, ho sempre tentato di capire le loro “sfumature”, il perché delle loro fotografie e la loro personale interpretazione della realtà. Un giorno mi sono imbattuto nel sito di uno dei fotografi – a mio modo di vedere – migliori che l’Italia abbia prodotto: Mario Giacomelli. Sono rimasto profondamente colpito dal suo linguaggio fotografico, e così è scattata la molla: il giorno dopo “giocavo” con la mia prima macchina fotografica.

Com’è andata la prima volta che hai preso una macchina fotografica in mano?
È andata relativamente bene, come quando incontri una persona che ti sembra di conosce da una vita. Abbiamo trovato subito il “feeling”!

Nonostante fotografi da poco, le tue immagini hanno già ricevuto diversi consensi e premi, fai parte della selezione di Artisti della rivista on line Rear View Mirror, della Galleria d’Arte online Zantelier e a breve sarà on line anche il tuo sito personale. In che modo la fotografia è entrata nella tua quotidianità, ha influenzato il tuo punto di vista e obiettivi per il futuro?
La fotografia è diventata ormai la quotidianità. È quasi un “bisogno”, influenza umori e sensazioni. Obiettivi per il futuro tanti, alcuni di facile realizzazione, altri quasi impossibili. Ma l’importante è provarci, ed aver sempre delle mete da raggiungere.

Nelle tue foto alcuni piloni portuali sembrano sospesi in una dimensione quasi metafisica nella quale il mare e il cielo perdono una connotazione spazio temporale, di un corpo nudo fai emergere un sorriso, di un paesaggio, quello che rimane sospeso tra cielo e mare… Quanto e come lavori su ogni immagine per renderla la tua visione?
Tento sempre – nei limiti del possibile – di lasciare che la “visione” nasca al momento stesso dello scatto. In postwork faccio in modo che prenda forma attraverso pochi passaggi relativi a contrasto, curve tonali e colori (nel caso delle foto a colori!). Non amo “stravolgere” le fotografie, mi aiuto con tempi e diaframmi, filtri e doppie esposizioni con la Holga. Questo mi permette di ottenere già in fase di scatto qualcosa che si avvicina il più possibile alla mia idea di fotografia.

Qualche volta aggiungi, altre togli, lavori in camera oscura con l’analogico e in post produzione con il digitale, per realizzare ogni volta immagini quasi artigianali, cesellate e rimodellate sulle tue sensazioni. Man Ray ha detto “Di sicuro ci sarà sempre chi guarderà solo alla tecnica e si chiederà ‘come’, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno perché”. Nino, perché?
Non sono un “tecnico” della Fotografia. Conosco il mezzo fotografico e riesco ad utilizzarlo secondo le mie esigenze. Preferisco dare più spazio a contenuti, forme e contesti anziché ad una tecnica ineccepibile. Privilegiando il lato emozionale in una fotografia per suscitare emozioni e curiosità in chi osserva.

C’è qualcosa che ti ispira più di altro, un immaginario di riferimento?
Amo la Fotografia di strada, ma la mia natura curiosa mi porta sempre a sperimentare situazioni fotografiche che spaziano dal mosso alle tonalità acide, dal concettuale al paesaggio rivisitato attraverso la mia percezione.

Vivi e lavori in Sicilia, a Bagheria, un paese popoloso, ricco di bellezze e problemi… che ha dato natali e ispirazione a personaggi come Renato Guttuso, Dacia Maraini, Giuseppe Tornatore o lo stesso Ferdinando Scianna … quale Sicilia senti e evochi nelle tue fotografie?
La Sicilia che vedo quando sono in giro con la macchina fotografica al collo, quella che mi viene da dentro, piena di contrasti e contraddizioni.

Anche quando sei altrove, cosa porti sempre con te?
La mia attrezzatura, la mia voglia di “dare a vedere” con la mia personale interpretazione e la mia “sicilianitudine”.

La mia curiosità per il tuo sguardo Nino era già viva prima della mia chiacchierata con Simona Bonanno, con la quale, ho poi scoperto, condividi passioni, inclinazioni, lavoro e la quotidianità. Questa scoperta ha aggiunto una sfumatura ulteriore alla tua personalità che mi piacerebbe sbirciare con la nostra chiacchierata. Le persone che ci teniamo vicine sanno molto di noi perché molto di quello che siamo dipende in parte anche da loro, da un progetto comune, da uno scambio reciproco, da un’esplorazione della realtà e di un immaginario che si influenzano e compenetrano a vicenda. Dal punto di vista fotografico cosa vi unisce, separa e soprattutto influenza il tuo sguardo e il tuo stile?
Una sana competizione da parte mia e un sostegno e incoraggiamento spassionato da parte sua. Ci arricchiscono molto il continuo dialogo, gli occasionali dibattiti sull’Arte e sulla fotografia e l’entusiasmo per i progetti futuri.

C’è qualcosa che ha determinato cambiamenti e direzioni fondamentali per il tuo sguardo? C’è una foto che ha influenzato particolarmente il tuo modo di guardare il mondo, te stesso, certe cose …?
INRI è la Fotografia che ha segnato il momento in cui il mio modo di vedere si è evoluto verso forme più essenziali, dando spazio alle percezioni intrinseche dell’Immagine.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica, in cosa consiste il l’equipaggiamento standard delle tue visioni?
Uso esclusivamente 3 macchine fotografiche: una Canon digitale, una analogica e la Holga. 3 obiettivi: un 10/20 mm, un 28 mm e un 50 mm. è evidente la mia propensione per la focale corta: amo avvicinarmi il più possibile al soggetto fotografato, instaurando dialogo e complicità. L’uso di una o di un’altra fotocamera o obiettivo stesso dipende solo da ciò che mi passa per la testa!

Cosa ti impegna al momento o lo farà domani?
In questo periodo sto tentando di affinare le tecniche di stampa in camera oscura. Sembrerà un controsenso ma, essendo “nato” fotograficamente con il digitale, sento l’esigenza di colmare questa lacuna per me fondamentale.

Chi vuoi essere da grande? Domanda lecita ad ogni età ;)
Sempre me stesso, sempre instancabilmente curioso. E possibilmente con qualche fotografia esposta in posti importanti o vincitrice di qualche concorso internazionale ;)

Hai qualche consiglio per un giovane fotografo o spirante tale?
Dato la mia “giovane età fotografica” non penso di poter dare molti consigli, l’unica cosa che mi viene in mente è di essere il più possibile critici verso se stessi.

Mentre saluto e ringrazio Nino per il tempo che ci ha dedicato, poiché questa gallery è solo un assaggio del suo linguaggio fotografico, invito tutti a voi a dare un’occhiata al suo Book, che potete scaricare dal sito mentre è ancora off line.

Written by filippo

8 agosto 2009 at 4:48 PM

Pubblicato su Fotografie

Larry Burrows

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[…] C’è Larry Burrows, che per Life seguì 50 missioni di guerra e fece vedere agli americani, a colori, quello che il Governo si ostinava a negare nel bianco e nero della diplomazia: che loro in Vietnam c’erano dentro fino al collo. Era il 1963 e per la prima volta si vedeva il napalm, i consiglieri militari che discutevano su uno sfondo di cadaveri, che saltavano dagli elicotteri, che interrogavano…
Era la guerra, con la sua crudeltà e brutalità riflessa negli occhi, nel volto, nel pianto di soldati che la facevano ma non ne sapevano il perché.
Inglese, Larry aveva cominciato a 16 anni, come tea-boy in un laboratorio fotografico di Londra, al tempo della battaglia d’Inghilterra, i bombardamenti, i raid, i rifugi, la città buia dei razionamenti e della promiscuità… In Vietnam indossava un giubbotto di sua ideazione, con un numero di tasche infinito, per tenerci dentro più rollini possibili. Altri li infilava nelle calze. La sua unica vanità consisteva nel fare un bagno e vestirsi per la cena non appena ciò fosse possibile. “E’ una questione di civiltà”, spiegava.
Lucien Bodard, che della sporcizia di guerra aveva fatto una divisa, l’avrebbe giudicato un damerino.
Morì, Burrows, nel 1971, a 45 anni: l’elicottero su cui viaggiava fu tirato giù dalla contraerea vietnamita in Laos.
Fonte

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Written by filippo

19 luglio 2009 at 8:31 PM

Pubblicato su Fotografie

World Press Photo of the Year 1955-2008

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Sito ufficialeGalleryit.Wikipediaen.Wikipedia

Due delle mie foto preferite, fra le vincitrici:

Hanns-Jörg Anders - The Troubles (1969)

Hanns-Jörg Anders - The Troubles (1969)

Conflitto nordirlandese – Un cattolico irlandese con indosso una maschera antigas ritratto di fronte a un muro con un graffito we want peace (vogliamo la pace), poco prima che la polizia britannica lanci gas lacrimogeno.

Héctor Rondón Lovera - Uprising In Venezuela (1962)

Héctor Rondón Lovera - Uprising In Venezuela (1962)

Insurrezione in Venezuela – Durante una sommossa portata avanti dal gruppo di guerriglieri venezuelani Fuerzas Armadas de Liberación Nacional, un soldato morente si aggrappa a un prete sotto il fuoco di un cecchino.

Durante una sommossa portata avanti dal gruppo di guerriglieri venezuelani Fuerzas Armadas de Liberación Nacional, un soldato morente si aggrappa a un prete sotto il fuoco di un cecchino.

Written by filippo

19 luglio 2009 at 8:03 PM

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Io non ho mani che mi accarezzino il volto

with 2 comments

Serie fotografica Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961 – 1963), di Mario Giacomelli

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 01

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 01

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 02

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 02

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 03

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 03

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 04

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 04

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 05

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 05

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 06

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 06

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 07

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 07

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 08

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 08

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 09

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 09

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 10

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 10

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 11

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 11

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 12

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 12

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 13

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 13

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 14

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 14

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 15

Io non ho mani che mi accarezzino il volto - Foto 15

Fonte: www.mariogiacomelli.it

Padre David Maria Turoldo, Io non ho mani

Io non ho mani che mi accarezzino il volto
(duro è l’ufficio di queste parole che non
conoscono amori), non so le dolcezze dei
vostri abbandoni:
ho dovuto essere custode della vostra
solitudine.
Sono salvatore di ore perdute.

Fonte: www.omero.it

Written by filippo

17 luglio 2009 at 10:38 am

Pubblicato su Fotografie, Libri

Mario Giacomelli. La mia vita intera

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Il mio ultimo acquisto: “Mario Giacomelli. La mia vita intera“, a cura di Simona Guerra

"Mario Giacomelli. La mia vita intera" a cura di Simona Guerra

"Mario Giacomelli. La mia vita intera" a cura di Simona Guerra

La vita di Mario Giacomelli è stata quella di un uomo speciale, ma di un uomo, prima ancora di essere quella di un celebre fotografo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Un uomo con le stesse paure di milioni di altri uomini, con le stesse domande senza risposte; una persona che nella vita ha affrontato nascite e morti, e che ha avuto gli stessi problemi di tutti i giorni di chiunque altro. Un’esistenza sensibile, che ha scelto la strada della fotografia e della poesia, con le quali egli ha condiviso la sua vita in modo semplice -non facile – puntando al cuore delle cose, alla sostanza; un uomo che ha evitato il superfluo, che è uscito dalla “folla” con le sue immagini apprezzate in tutto il mondo, che ha sempre preferito, alle pubbliche relazioni e alla vita dei grandi centri d’arte del mondo, la pace della sua piccola città e il profilo dolce delle sue colline, che non ha mai smesso, fino alla fine, di fotografare.

Mario Giacomelli (Senigallia, 1º agosto 1925 – Senigallia, 25 novembre 2000) è stato un tipografo, fotografo, poeta pittore italiano.

Giacomelli lavorò per tutta la vita nella “Tipografia Marchigiana” e si dedicò alla fotografia (e in gioventù anche alla pittura e alla poesia) soltanto nel tempo libero e tutti i giorni dopo cena, fotografando inizialmente i dintorni di Senigallia, dove visse, quindi stampando provini non a contatto. Dal provino, con una lente, individuava il punto interessante e lo andava ad ingrandire poi stampava un 30×40 cm. Le sue immagini sono molto importanti per tutta la storia della fotografia.Dopo il 1955, ma soprattutto dopo che il MOMA di New York acquistò la serie Scanno, nel 1963, acquisì grande fama in Italia e all’estero.

Nelle sue foto, sempre in bianco e nero, di cui curò personalmente la stampa fino a portare a galla i segni che lo interessano, la realtà viene trasfigurata in idee e sensazioni superando il dibattito allora in corso nella fotografia italiana tra formalisti e neorealisti.

Il segno che ottenne nelle sue stampe è molto forte, i neri sono molto carichi, il forte contrasto porta a galla i grafismi, la grana è evidente. Le sue foto rappresentano un mondo ugualmente diviso tra amore e sofferenza sia che si tratti di paesaggi che di lavori a sfondo sociale.

Fonte: Wikipedia

Written by filippo

13 luglio 2009 at 8:01 PM

Pubblicato su Fotografie, Libri