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Confidenze mute, di J.K. Black (2)
quando apro gli occhi vedo sulla parete opposta una cornice con dentro tante piccole foto indefinite.
mi alzo dal letto e mi dirigo in bagno.
l’afa soffocante mi passa accanto con umidi sussurri.
sistemo le mutande, regalandomi anche una grattata sulla coscia.
passo davanti ad una stanza vuota e c’è una sedie scostata dal tavolo.
la sedia mi parla
– hai visto che ti hanno detto?
– no
– ahah stronzo, vedrai vedrai…
arrivo in bagno, chiudo a chiave la porta anche se la casa è vuota.
piscio, mi lavo, mi sciacquo gli occhi e la bocca e controllo che il viso sia sempre il solito.
sono le 8.
sulla scrivania ci sono tanti fogli, brochure, riviste e volantini.
tante promesse di viaggi, esperienze, conoscenze e curiosità.
il problema però è la cornice sulla parete.
sarebbe da togliere, ma è troppo in alto per arrivarci.
la routine ha inizio, ma puntualmente volgo lo sguardo in alto.
sarebbe da uscire, ma fuori non c’è nessuno.
Confidenze mute, di J.K. Black (1)
quando apro gli occhi lei è lì.
dorme morbida e silenziosa, un sonno sereno.
ancora prima di pensare che la sveglierò, mi scappa di bocca
– tu che ci fai qui?
spalanca gli occhi, il sonno era sereno ma anche leggero, e risponde
– come?
– che ci fai qui?
– …che dici?
non è importante.
la abbraccio come fosse un appiglio sul vuoto e rimango lì in silenzio.
sento una mano passarmi sulla testa, più volte.
avvolti muti, ascolto i nostri respiri.
batto le palpebre.
un rumore.
tendo le orecchie.
batto le palpebre.
questa volta il rumore è più netto.
scia rumorosa di una macchina.
batto le palpebre.
ora il suono è chiaro e riconoscibile.
dietro le palpebre non è più nero ma c’è una luce rossastra.
batto le palpebre.
lei non c’è più.
le macchine sotto casa si, passano numerose.
farò tardi al lavoro.